il poetario dell’avvento 2014

L’anno scorso fu il librario, con citazione e copertina di un libro al giorno, poche ma inderogabili regole: dovevano essere usciti nel 2013 e non dovevo averne mai scritto, né qui né altrove (lo raccontavo in questo video a Rai Letteratura).
E quest’anno?, mi hanno chiesto, dai che dobbiamo fare i regali di Natale. I miei quattro amici sono così, molto pragmatici.
Molto bene, ho pensato, quest’anno si regala la poesia (senza altre regole).
E poi ho appena cambiato telefono e devo omaggiare i quattro amici che mi prendono in giro da mesi fino allo sfinimento, devo dimostrar loro che sfoca benissimo anche quello.
E poi c’è questo fatto di Tumblr che è una piattaforma che mi piace, e mi piace tornare a trovarla una volta l’anno.
E poi c’è questa cosa che dicembre lo adoro e a dicembre mi annoio, dicembre non mi passa mai e quest’anno più del solito, perciò fotografare poesie mi pare un buon modo di giocare a carte con l’ansia.
E allora da ieri al ventiquattro sono qua:
http://poetariodellavvento.tumblr.com/

P.S.
A complemento di post, la foto di Cesare Pavese e Constance Dowling, i cui visi intravedete nella testata del tumblr, ecco: quella foto lì però per intero (che poi forse è la mia foto preferita dell’universo).
pavesedowling

ho imparato a non rubare ascoltando Mozart

Negli ultimi giorni è comparso questo tumblr, lo stroncatore. Riprende un vecchio gioco che mi ha spesso divertita: cercare le stroncature dei lettori ai capolavori della letteratura. In un mare di “noioso” e “sopravvalutato”, mi colpisce un indignato: Lolita è nient’altro che pedofilia, andrebbe proibito, si deve invocare la censura, altroché. Nulla di nuovo, è il classico giudizio su quel povero romanzo (certo, fa ridere più del solito ai tempi di Cinquanta sfumature – che il tizio in questione ha letto, anzi ha letto prima di Lolita e, lascia intendere, con ben altra soddisfazione).
Lo stesso giorno, su una libreria on line, mi imbatto in un giudizio sul Mestiere di vivere: la commentatrice lo definisce “diseducativo”, è stizzita nei confronti della palesata propensione al suicidio e deduce che il povero Pavese, dati gli evidenti problemi, non poteva certo finire in altro modo. Se l’è cercata, insomma.

Una prima considerazione riguarda la libertà di espressione: in suo nome sono state fatte tante battaglie, sarebbe ora di farne qualcuna sull’interessabilità dell’espressione. Ma non è di questo che voglio parlare.

Io non so più come dirlo: la letteratura non ha in nessuna maniera il compito di renderci migliori, ha il solo dovere di essere inservibile. Deve raccontare il mondo, sorprenderlo, prevederlo, non scegliere cosa è giusto o sbagliato (non in assoluto, intendo: non fuori dalle regole che il suo autore ha deciso). Non ha il dovere di farci essere più buoni, più comunisti, più femministi. Più non vorrà farlo, più c’è speranza che migliori il mondo. Più non le chiediamo di migliorarci, più c’è speranza che ciò accada. Quando sento puzza di un romanzo educativo contro la mafia, contro il femminicidio, contro la spazzatura a Napoli, contro il bullismo, lo scaglio via con forza e con ancora più forza l’avrei scagliato via a sedici anni, quando alla letteratura tutto chiedevo tranne che farmi da replicante del libro di educazione civica. Ho capito che la lettura faceva per me quando ho scoperto che in un romanzo potevo stare da sola con la sgradevolezza, senza giustificarmi, e soprattutto senza far male né a me stessa né agli altri. La letteratura è fisicamente innocua, perciò è moralmente rivoluzionaria.
“Ho imparato a non rubare ascoltando Mozart”, ha scritto una volta Bufalino, e mi pare non si possa dir meglio. Con buona pace degli stroncatori dell’internet: leggete Nabokov, forse prenderete contatto con le parti peggiori di voi, le conoscerete meglio e le probabilità che le traduciate in azioni illegali si abbasseranno. Forse, certo. Perché resta il fatto che la letteratura non ha il compito di non mandarvi in galera. Ne ha altri: sbalordire, avvincere, meravigliare. Delitto e castigo funziona perché hai più voglia di stare a casa a leggere cosa ti succederebbe se andassi in giro a uccidere vecchiette che di andare ad ammazzarne una. Più la letteratura sarà inutile e incresciosa, più c’è la possibilità che cambi le cose. Più racconterà un microcosmo (ragazzo uccide vecchietta, moglie in provincia si annoia e tradisce, uomo mangia un biscotto e ricorda il passato), più – forse – farà la rivoluzione. Forse. L’importante è non chiederglielo mai.

il librario dell’avvento

In realtà io il calendario dell’Avvento quando ero bambina non l’ho mai avuto, non lo conoscevo neanche. In Sicilia, o almeno a casa mia, le festività di dicembre erano quattro: santa Barbara perché è il nome di mia nonna e anche se non era rosso sul calendario era ed è rosso per tutta la famiglia; l’Immacolata perché si faceva (e faccio ancora) l’albero; santa Lucia perché si mangia il pane messinese di santa Lucia (anche ora che sono emigrata c’è chi me lo surgela per farmici ingozzare in differita); il ventiquattro_venticinque che vabbè sono due ma è un giorno solo e lo sappiamo. Gli altri numeri sul calendario non avevano niente di speciale: certo non qualcosa che meritasse un cioccolatino la mattina.
Dicevo, io il calendario dell’Avvento l’ho avuto per la prima volta a vent’anni, quando studiavo in Germania, e mi è piaciuta subito quella cosa di aprire una finestrella appena sveglia e ho pensato che se l’avessi avuto da bambina la cioccolata l’avrei mangiata tutta non dico subito, perché per un po’ il gioco mi avrebbe divertita, ma che ne so, intorno al quindici del mese, quando – passata la novità del momento e troppo lontana l’attesa della fine – quell’appuntamento regolare mi sarebbe diventato snervante.
E allora quest’anno ho pensato che si poteva usare la stessa formula per fare un calendario di libri, un librario, con un libro al giorno fino a Natale, pescando tra quelli che mi erano piaciuti tantissimo e di cui non avevo avuto modo di parlare abbastanza. Mi son data tre regole: sono libri di cui non ho già scritto qui sul blog o altrove, che sono usciti in Italia nel 2013 e che sono piaciuti a me. Avrei voluto scrivere qualcosa su ognuno di loro ma poi mi son detta che era meglio farli parlare da soli, come loro avevano parlato a me. Mi sono divertita a scegliere una frase o un brano e mi sono messa da parte, com’è giusto che sia.
Durerà ventiquattro giorni, poi resterà on line e chissà magari tornerà il prossimo anno. Ovviamente non ci stavano *tutti* i libri che mi sono piaciuti. Qualche necessaria o involontaria omissione tornerà qui o altrove, cercherò il modo di scusarmi con lei.

http://nadiaterranova.tumblr.com/
http://nadiaterranova.tumblr.com/

[Grazie anche qui a Oscar Sabini che ha creato su mia richiesta e in pochissimissimissimi giorni la casetta della testata e a Ofra Amit cui ho rubato ancora un’immagine del nostro Bruno per l’avatar. Gli illustratori sono persone che pensi meno male che esistono, sono tipo dei maghi o dei prestigiatori, posso solo ringraziarli con questa cosa inferiore che sono le parole].