chiedi chi era Gabo Márquez

La prossima settimana incontrerò una quindicina di classi delle scuole medie che hanno letto Storia d’agosto, di Agata e di inchiostro. Dal 2012, anno in cui è uscito, ho incontrato centinaia di ragazzi e una delle domande più frequenti che mi viene rivolta è: “Perché il protagonista si chiama Gabo?”.

Ho letto la prima volta Gabriel García Márquez al liceo, come tutti. Un’amica mi regalò Foglie morte anticipandomi che era il prequel (allora per fortuna non parlavamo così) di Cent’anni di solitudine. Quella lettura piacevole mi convinse ad aprire il tomone che mia madre aveva già cominciato a suggerirmi invano qualche anno prima. Con mia grande delusione, Cent’anni non mi piacque davvero. Lo trovai ostile e complicato, lo abbandonai due o tre volte e infine, faticosamente, lo espugnai. Sì, lo espugnai come si espugna una fortezza, ne uscii distrutta e vittoriosa. Non avevo saputo amarlo ma, armata di un ariete al pari di un cavaliere medievale, al terzo colpo al portone ero riuscita a entrare. Non mi ero limitata a trascinarmi stancamente fino all’ultima pagina perché a quel punto era diventata una sfida con la mia amica prima ancora che con me stessa: dovevo leggere, dovevo capire. Così l’avevo sviscerato, ne avevo fatto saltare i meccanismi narrativi, da qualche parte ho ancora il quaderno con le annotazioni su tutti i personaggi. L’avevo letto per stizza e lo conoscevo meglio di chi l’aveva letto per amore.
Mi convinsi che quell’autore non faceva per me e anche quando, anni dopo, mi avvicinai al realismo magico me ne tenni a moderata distanza.
Un giorno poi Fermina Daza e Florentino Ariza mi spiegarono per 376 pagine cos’è l’amore. Attesa, stizza, pazienza, dedizione, lontananza, ostinazione. Capacità di non fare una piega mentre tutto crolla. Con L’amore ai tempi del colera ebbi un colpo di fulmine e di Márquez mi venne voglia di recuperare tutto. Tra gli altri, divenni citatrice sfrenata di Vivere per raccontarla.

Quando mi chiedono perché il ragazzo di cui è innamorata Agata, nonché coprotagonista del libro, si chiama Gabo (l’origine di nessun altro nome che io abbia mai usato suscita una simile curiosità), ai ragazzi rispondo che c’è un doppio omaggio. Uno è a Gabbo Sandri (ed è un’altra storia), l’altro a Gabo Márquez. Non poteva essere diversamente, dato che quel personaggio è ispirato alla persona che amo e a cui il libro è dedicato, e che per me l’amore è quella cosa raccontata dal Colera. Ma non solo. Il vero debito l’ho contratto con Cent’anni, il non amato Cent’anni. Lo capisci dopo, quanto lavoro sporco fanno per te i libri che non hai capito subito. Cerco di spiegarlo ogni volta che si discute di riduzioni, adattamenti e impoverimenti, soprattutto nell’ambito della letteratura per ragazzi. Finendo Cent’anni ero stremata, sì, ma più sicura e spavalda. Poco dopo divorai il Don Chisciotte senza alcuna difficoltà, anzi: traendone moltissimo piacere. Non sono sicura che mi sarei mai imbarcata nell’impresa se non avessi sentito che, sebbene mio malgrado, avevo fatto un passo avanti, ero stata promossa al livello successivo, avevo gli strumenti per un nuovo universo di letture.

Gabriel José de la Concordia García Márquez, soprannominato Gabo (Aracataca, 6 marzo 1927 – Città del Messico, 17 aprile 2014)
Gabriel José de la Concordia García Márquez, soprannominato Gabo (Aracataca, 6 marzo 1927 – Città del Messico, 17 aprile 2014)

più libri, più Bruno, du’ cosette

* Il 19 novembre 2012 facevano settant’anni dalla morte di Bruno Schulz. Ho raccontato il festival di Drohobycz su IL, il mensile del Sole 24 ore, di novembre: è on line qui.

* Domani comincia Più libri più liberi. È la fiera più sgarrupata dell’editoria italiana, e anche quella a cui sono più affezionata. Vivo a Roma da quando è nata e non c’è stato un solo anno in cui non abbia fatto anche solo una capatina, più o meno in tutte le vesti (stagista, standista, freelance, scrittora, everygirl). Quest’anno mi trovate con i tipi di Sonda.

GIOVEDÌ 6 DICEMBRE

Ore 11,00 – 12,00 Sala Smeraldo (I  piano)
Zoomafie. La criminalità organizzata che sfrutta gli animali. Con Nadia Terranova autrice del romanzo Storia d’agosto, di Agata e d’inchiostro.
Interviene Ciro Troiano, criminologo e responsabile dell’Osservatorio nazionale zoomafia LAV.

Ore 12,00 – 13,00 
Firmacopie presso il nostro stand (D19) di Nadia Terranova, autrice di Storia d’agosto, di Agata e d’inchiostro.

il mio momento preferito dell’estate è quando finisce

Faccio parte di quelli che non hanno mai veramente fatto i conti con la fine del liceo e hanno il capodanno mentale fermo al primo settembre, anche perché quell’altro è il mio compleanno e al compleanno si esprimono i desideri, mica i buoni propositi. E allora ecco le liste del 31 agosto 2012 che ci sta per lasciare – son liste sempre più piccine, si accorciano e si ridimensionano di anno in anno, un po’ come le aspettative.

prodotti in scadenza, in numero di due:

#prodottoinscadenza.01: visto che su agosto ci ho scritto un libro pe’ regazzini che non è solo pe’ regazzini, fate in tempo a comprarvelo con un clic prima di mezzanotte;

#prodottoinscadenza.02: i miei consigli di lettura per l’estate per Grazia.it stanno qui, prendete e trasportatene verso l’inverno;

cose di cantare, sempre in numero di due:

#lastocantando.01: mettiamo che si possa fare, di ferragosto, perché voglio mettermi avanti e prenotare un posto: ;
#lastocantando.02: agosto, le cinque di sera ed è già buio pesto, l’inverno d’agosto:  (di questa è bellino anche il video);

cose di agosto che non c’entrano direttamente con agosto, in numero di una:

#cerchiochiudismi.X: in questa intervista sul Corriere del Mezzogiorno parlo di questo blog.

(E insomma, la mia stagione s-preferita è finita anche quest’anno. Che sollievo. Ciao, SaporeDiSale).

la vita è quella cosa che succede ai tuoi libri, nel frattempo

* Bruno è finito in un altro libro: i Cento libri che ti cambiano la vita curato da Romano Montroni. L’ha portato Francesco Cataluccio che racconta le Botteghe di Bruno Schulz e cita il lavoro mio e di Ofra Amit.

Bruno è anche tornato a Fahrenheit, stavolta come libro consigliato e lì l’ha portato Silvana Gandolfi, che presentava il suo (bellissimo) Club degli amici immaginari.
E poi è stato in due posti dove l’ho portato io: a Torino, per un firmacopie al Salone del libro, e quindi a Osimo, sulle verdi colline in provincia di Ancona, ospite della libreria Il mercante di storie e di centinaia di bambini delle elementari e delle medie.

* Agata è in libreria e mentre ero a spasso per l’Italia mi metteva di buonumore trovarla sorridente fra le novità del settore ragazzi. Giovedì 31 maggio sarà con me alla sua prima presentazione al Maxxi alle 14.00 in occasione della Tribù dei lettori.
Ha avuto anche la sua prima recensione: è di Andrea Storti ed è qui.

* Caro diario ti scrivo… invece era in Basilicata e io non lo sapevo. Ha vinto il premio Mariele Ventre, giuria dei ragazzi, sezione 12-16 anni e quello che mi rende felice è che lo hanno votato loro. La premiazione sarà il 2 giugno a Muro Lucano.

Mentre i miei libri facevano tutte queste cose, io ne avevo in valigia un altro che leggevo e sottolineavo e sospiravo, e poi l’ho presentato ieri alla libreria Altroquando, insieme all’autore e a Umberto Rossi e ai librintesta. Si chiama Carbonio, l’ha scritto Michele Governatori di cui ho letto quasi tutto ma questo è il migliore, ma proprio di gran lunga. La storia non la riassumo, ci sono le recensioni e la quarta a farlo meglio di me. Dico solo che certi dialoghi tra Elia e Silvia avrei voluto scriverli io (per quanto Elia mi facesse incazzare, e per quanto Silvia mi facesse incazzare, e forse proprio per quello). E sulle ultime righe mi s’è fermato un po’ il respiro, tanto era bella e lucida la scrittura e immobile e ineluttabile il finale. Ma forse son io, che sono fatta male. Leggetelo e ditemi se sbaglio.