lunedì mare, martedì (senza) cinema, mercoledì poi si vede

Oggi è martedì, ieri sono stata al mare. Era il lunedì di Pasqua, forse uno dei pochi giorni di (semi)vacanza degli ultimi mesi. Tornando avevo la sabbia sulle scarpe, perché ovviamente non ci eravamo trattenuti dal compiere «quel rito inevitabile e abusato, corremmo coraggiosi e scalzi lungo la battigia ()».
Mentre mi lasciavo sbaragliare le narici dall’odore di alghe che svetta fra le mie droghe preferite, mi sono accorta che non andavo al mare da ottobre e di tutte le mie cose assurde questa di dimenticarmi di andare al mare in inverno mi è sembrata la più assurda. Un inverno tra i più faticosi della mia vita, tra i più soddisfacenti anche, un inverno con la neve sul Colosseo (così esotico, per una terrona!), l’inverno che ho avuto in dono il Kindle e la chitarra e non so con cosa me la cavo peggio (con la chitarra ovviamente), l’inverno in mezzo al quale è uscito Bruno e alla fine del quale uscirà Agata (ciao, ve lo presento: maggio 2012, fra un mese esatto – per ora basta così, credete che non meriti quantomeno un post a parte?).

Oggi è martedì, ieri sono stata al mare, domenica andrò in Sicilia, dove non tornerò mai ad abitare ma dove devo tornare ogni tanto a ricordarmi da dove vengo, da dove scappo. Qualche settimana fa mentre sentivo Grossman parlare del fatto che gli ebrei non possono non scrivere, pensavo la stessa cosa degli isolani. Non solo Sciascia («per vivere in Sicilia ci vuole molta immaginazione»), ma anche un Bufalino che ti porti dietro sempre: «il luttuoso lusso d’esser siciliani». Ci insegnano con l’aria da maestrini che i lutti si devono elaborare ma nessuno dice che non s’è mai visto un lutto elaborato, io per esempio non so com’è fatto – tutto quello che so è che, dell’elaborare lutti, mi piace l’*intanto* del fare (libri, film, quadri, invenzioni scientifiche, l’uncinetto, il pane caldo, quello che preferite). Il resto mi pare perder tempo: non s’è mai visto uno che s’è risolto i problemi, tutto sta nel trascinarseli elegantemente.

Ieri sono stata al mare. Oggi è martedì, il primo in cui su SettePerUno non trovate le mie ciarle (l’ultima: A spasso con Daisy): la Rubrichista Sentimentale stacca fino a settembre, per non soccombere all’agenda. Per esempio, dalla fine del mese di aprile fino alla fine del mese di maggio sarò in giro per l’Italia per il maggio dei libri. E poi altre cose. Perché? Per il puro gusto di combattere l’inutile, come dice Zadie Smith nel primo di questi due brevi saggi, come piace dire a me, come – as usual – ha già detto da dio un certo Francesco Guccini.

posto corridoio, classe economica – [Onegin, Grossman, Regina, libri, Lester e buffi esseri umani]

Ieri è uscito il nuovo singolo di Regina Spektor, bello e innamorabile come i precedenti. L’album che uscirà il 29 maggio si intitola What we saw from the Cheap Seats e, come tutti, l’ho subito trovato uno dei possibili titoli per una mia autobiografia.

E poi cosa. Domani sera sarò a Sermoneta per una serata speciale su Bruno e dunque non potrò essere con il gruppo dei Librintesta a parlare dell’Evgenij Onegin di Puškin. In momenti come questo mi dispiace particolarmente non avere il dono dell’ubiquità perché l’Onegin è un libro che ho amato, non solo per i motivi d’ordinanza (punto di snodo della letteratura russa; romanzo in versi – sentite come suona bene? romanzo in versi, sospiro, romanticismo, sospiro; novenario giambico – ok, traslato in endecasillabo nella traduzione di Lo Gatto). Diciamo che i pur importantissimi motivi d’ordinanza mi interessano sempre relativamente quindi vi dirò che l’Onegin (o Oneghin, come nella mia edizione Quodlibet) è banalmente una delle più meravigliose storie d’amore che esistono sulla faccia della letteratura terrestre, per esempio per la perfezione dell’equilibrio e del disequilibrio illusione/disillusione fra Tatiana e Eugenio. E per un miliardo di altri motivi che vi invito a scoprire andando domani sera alla libreria Altroquando.

Intanto su SettePerUno continuo a scrivere dei fatti miei travestendoli da recensioni. Abbiate pazienza, Lester Bangs mi ha detto che si può fare. Prima che venga a bussare Lester giustamente arrabbiato per il travisamento e offeso per il paragone, mi affretto a segnalarvi Posti in piedi in paradiso, An Education e Fiore di cactus.

E poi ancora. Della settimana di booktour toscano-emiliano mi porto dietro molte cose: i disegni, i temi, le riflessioni e le domande di bambini e ragazzi che come sempre mi danno modo di guardare le cose che scrivo, e questa buffa me stessa nel suo buffo insieme, da angolazioni nuove. E a Bologna, in fiera, l’incontro con Ofra: come sempre, in pochi sguardi e pochi minuti so che ci siamo dette molto.

E infine. L’altro ieri sono stata a L’Aquila per ascoltare David Grossman intervistato da Marino Sinibaldi, in uno splendido e denso incontro organizzato da Minimondi-L’Aquila Fenice [qui qualcun altro ne ha fatto un ottimo resoconto]. Ho avuto la fortuna di poter scambiare con Grossman qualche parola prima dell’incontro e non scorderò mai il sorriso che mi ha rivolto mentre indicavamo il suo nome nel libro mio e di Ofra, dove lui è citato nell’ultima pagina, in uno snodo fondamentale per capire Schulz.
E poi, durante l’incontro, le sue riflessioni sul narrare il dolore che non si dice, le sue esortazioni a non vittimizzarsi mai perché ci si paralizza e basta (e io che non so se parlava proprio soltanto agli aquilani o se non dicesse, in quella frase semplice e diretta, che veniva subito dopo un momento di grande empatia, qualcosa al cuore di tutti). La sua spiegazione del senso degli ebrei per il racconto, abituati fin da piccoli a decrittare il mondo attraverso un libro di storie come la Torah (e Sinibaldi che giustamente notava: ecco perché scrivete tanto per l’infanzia, per offrire ai poveri bambini generose alternative, e di nuovo il sorriso di Grossman che fa sorridere interi campi di girasole). E sempre Grossman, sui molti perché della lettura, con stupita semplicità: “perché i libri hanno questo potere, di farmi sentire un essere umano”.
Ed è proprio così, penso oggi, rannicchiata sul sedile e sempre sommersa da chili di carta, ripassando parole grandi dal mio piccolo posto corridoio.

al fresco delle stelle e forse anche più in là

Era da un po’ che volevo scriverlo e poi mi dimenticavo, come ci si dimentica delle cose belle per sorprendersi a ricordarle come novità: nel 2013 Bruno varcherà gli italici confini e arriverà in Spagna, tradotto e pubblicato dalla casa editrice A Buen Paso. Per me e Ofra un piccolo brindisi (a distanza, naturalmente).

E poi.
Le mie ultime recensioni per SettePerUno sono tre pretesti. Lost in translation è un pretesto per parlare dell’amore senza sesso fino al paradosso dell’amore senza amore; Shame invece è un pretesto per parlare di sesso eccome – ed è anche il film che ho eletto capolavoro del mio cuore dell’anno; Borotalco è un pretesto per salutare Lucio Dalla. Domenica 4 marzo ero a Bologna, non avrei potuto trovarmi davvero da nessun’altra parte.

end nau samting niù

Un po’ di niùs.

* Caro diario ti scrivo…, (mio e di Patrizia Rinaldi, Sonda Editore 2011, menzione speciale Nisida-Roberto Dinacci all’interno del Premio Elsa Morante Ragazzi) è ora disponibile anche in ebook. Si può comprare direttamente qui.

* È un po’ che non linko qui le mie recensioni di cinema su SettePerUno. Le trovate sul sito ogni martedì, ma se volete far prima, dall’ultimo aggiornamento (dicembre) a oggi, ho raccontato: il documentario sulla strepitosa attrice dei telefoni bianchi In arte Lilia Silvi, l’Alberto Sordi – Silvio Magnozzi che tutti siamo (ma specialmente io, però) di Una vita difficile, il mockumentary L’era legale, il visionario – e brunoschulziano – Street of Cocodriles, l’immortale Via col vento e l’adorato Elizabethtown (sì, sono una romanticona, lo sanno tutti).

* Sempre su SettePerUno trovate anche la mia personale – ehm – playlist Cattiveria d’ammmore. Romanticona? Fino a un certo punto. Leggere (e ascoltare) per credere.

* Bruno: la rassegna stampa aggiornata sul sito di Orecchio Acerbo: qui.

* Bruno, Bruno, sempre Bruno for ever Bruno: non riuscirò mai a raccontare il punto e il modo in cui le mie parole e le immagini di Ofra Amit si sono incontrate. C’è riuscita invece meravigliosamente lei. Leggetela – e guardate le foto – qui.

* Una persona che stimo mi ha stupita con un regalo commovente. Lo desideravo da tempo, riceverlo è stata una gioia, sfogliarlo è stupore e meraviglia. Brunoschulziani e non brunoschulziani, anche se in Italia non è (ancora?) stato tradotto, trovate il modo di procurarvi Tree of codes, di Jonathan Safran Foer. Non è un libro, è un’esperienza di gioco con la carta e le parole. Guardate.

di donne indifferenti e un po’ qualunque

Un po’ di cose.

* Questione di giorni: Bruno il bambino che imparò a volare (Orecchio Acerbo) sta per arrivare in libreria, se ne comincia a parlare qui e qui.

* Vi segnalo anche le ultime recensioni che ho scritto per SettePerUno, ovvero tutti i film di Natale. Innanzitutto qui Midnight in Paris al cinema (“la miglior fiaba di Natale che si possa raccontare a uno scrittore”). E poi  le revisioni infinite da sottocoperta sul divano: qui È ricca la sposo e l’ammazzo e qui A piedi nudi nel parco.

* E infine benvenuti nella mia testa: vi presento il singolo che anticipa il nuovo album del Teatro degli orrori, cosicché anche voi possiate passare la giornata a cantare io cerco te io cerco te io cerco te.

21 e 22 dicembre, Roma, cose, aggiornamenti

Mercoledì 21 dicembre alle 18.30 sarò alla Casetta rossa, via Magnaghi 14 (Garbatella). Si presenta l’antologia La giusta parte (Caracò Editore), dove c’è un mio racconto e ne parliamo insieme agli editori Alessandro Gallo e Mario Gelardi e agli autori Riccardo Brun e Marina Indulgenza. Siccome i proventi andranno al carcere minorile di Nisida, mi sembra un ottimo motivo per esserci e comprare il libro, che racconta storie di resistenza alle mafie. Qui la recensione di Repubblica:


Sempre il 21 dicembre alle 21.00 e poi alle 22.30 andrà in scena al teatro Manhattan, via del Boschetto 58 (Monti), lo spettacolo Malebolge. Registi e attori del progetto Diversamente stabili hanno messo in scena tre corti, uno è mio, si chiama La cantina e – coincidenza – anche questo parla di mafia. La regia è di Tommaso Zaccheo. Io ci sarò alla seconda replica (il tempo di arrivare da Garbatella, ecco).

Il giorno dopo, cioè giovedì 22 dicembre al Muzak, via di Monte Testaccio 38 (ex Mattatoio), nuovo appuntamento con la Jam Session Teatrale. Stavolta il tema è: “Chi ha incastrato il pupazzo di neve? Una serata noir”. Visto che a Natale siamo tutti più buoni dopo la Jam io, Anita e Andrea abbiamo organizzato una cena e delle sorprese. Di cosa si tratta lo scoprirete: spiegarlo è difficile, venirci molto più facile.

Infine, da venerdì scorso e per tutta la durata delle feste, al nuovo spazio Libri invisibili di via Fortebraccio 1 (Pigneto) è già possibile acquistare il mio libro Bruno il bambino che imparò a volare che nei circuiti librari arriverà solo l’11 gennaio.


[Bonus track: su SettePerUno la mia recensione di Pretty Woman venti anni dopo. Ovvero, un modo come un altro per discettar d’ammmore, tanto per cambiare].

sweety sunday

Ci svegliamo così noi messinesi, siciliani atipici, troppo a nord per essere considerati indigeni doc, troppo di passaggio per meritare il piacere e il tempo di una sosta (“A Messina? Ci sono stato mentre andavo a…”)

Maria Franco mi ha chiesto di raccontare la Calabria vista dalla Sicilia. Compito non facile, compito per cui ho scomodato diversi ricordi fino a scoprire che erano, sorprendentemente, ricordi d’amore.
L’articolo completo su ZoomSud, ovvero qui.

Le ultime due recensioni per SettePerUno invece qui (La kryptonite nella borsa) e qui (Big Fish).

E il video della domenica mattina. Sono abituata a legare questa canzone alla scena finale di Six Feet Under, per me la più meravigliosa scena finale della storia della televisione mondiale. Non conoscevo il video originale. È bello pure lui. Be my friend.