meglio un buon classico

Insomma, pare sia andata così: al liceo Giulio Cesare di Roma alcuni docenti hanno proposto, letto e commentato con gli alunni Sei come sei di Melania Mazzucco, Einaudi Stile Libero, che parla anche di amore omosessuale (chiedo scusa per la sintesi, non ho ancora letto il libro – quale migliore occasione per non rimandare più), e sono stati denunciati per aver fatto leggere un libro osceno a dei minorenni. La prima buona notizia è che ci sono professori che fanno leggere ai loro alunni narrativa contemporanea. Non è una specie estinta, lo so, ne incontro spesso e di ottimi, ma credetemi: non è scontato. La seconda buona notizia è che in un mondo in cui fra app, chat e fancazzismi di ogni genere i libri di carta vengono dati per morti c’è qualcuno che si prende la briga di denunciare, invocare la censura, sentirsi minacciato. Amici dell’editoria, c’è ancora speranza che la letteratura possa fare la rivoluzione! Ero già felice così, poi stamattina ho letto la lettera indignata di un lettore a un quotidiano nazionale: scriveva che a prescindere dalle proprie posizioni il comportamento dei docenti era stato quantomeno imprudente, che con tutti i classici che ci sono da leggere bisogna dedicarsi a quelli, non c’è tempo per i libri zozzi. Eccola, la terza buona notizia, ottima direi. Caro lettore, sono d’accordissimo. Le fornisco subito una prima lista di classici incomprensibilmente trascurati: pensi a Gli occhiali d’oro di Giorgio Bassani, Il ponte della Ghisolfa di Giovanni Testori, Ernesto di Umberto Saba. Tutti italiani, tutti straordinari, tutti novecenteschi, tutti pronti a essere analizzati sui banchi o in famiglia, proprio come si usava una volta. Poi mi faccia sapere. Mazzucco-Sei-come-sei