di debiti, bambini e visioni – di malinconie e sorprese e teste grosse, qualcuna mal pettinata

Ve ne avevo parlato ed eccolo on line: il documentario di Matthias Frickel su Bruno Schulz e i folli che si sono messi sulle sue tracce. Parlano Jonathan Safran Foer, il regista Benjamin Geissler, la drammaturga Claudia Philipp, la rock band polacca Bruno Schulz Band, fotografi, registi, artisti, e ci siamo anche io e Ofra Amit con il nostro libro di Orecchio Acerbo, riprese prima al bar Necci, poi a San Giovanni e poi alla galleria Tricromia [era il 27 gennaio 2012, un giorno veramente pazzoide, di quei giorni in cui succedono tante di quelle cose che pare un anno intero].

Vabbè, riguardandolo mi sono emozionata, chevvelodicoaffà, pure io ho un cuore. La prima cosa che ho pensato: com’ero stanca in quel periodo, si vede talmente tanto che vanitosa come sono m’ero invece dimenticata di pettinarmi. La seconda: complimenti, Frickel ha fatto un gran lavoro. La stessa sorpresa che ho provato conoscendo Ofra, dopo che il nostro libro era stato pubblicato, ovvero: come due persone possono avere tanta affinità pur non essendosi mai viste ma incontrate nel territorio apparentemente neutro di un libro che hanno amato – ecco, questa stessa sensazione ho pensato che sarebbe stata possibile con molte delle (forse tutte le) persone che sono state intervistate e che hanno raccontato come Schulz ha ispirato una o tutte le cose che avevano scritto, fatto, cantato, disegnato.
E ho pensato al mio debito con questo bambino dalla testa grossa. Un debito decennale che il libro con Orecchio Acerbo ha in parte saldato aprendo nuovi capitoli, nuovi voli, nuovi stupiti chissà.

Per vedere il documentario in inglese: qui.

Per vederlo in tedesco: qui.

alla ricerca dell’infanzia perduta, con Bruno Schulz e chi lo ama

In questi giorni sta andando in onda un po’ in tutto il mondo un documentario di Matthias Frickel, giornalista della Deutsche Welle, su come oggi artisti di ogni genere leggono, ricordano e raccontano Bruno Schulz. Ha intervistato musicisti (la Bruno Schulz Band), scrittori (Jonathan Safran Foer e, ehm, me), registi (Benjamin Geissler), illustratori (Ofra Amit) e tanta altra bella gente di cui vi direi se avessi visto il documentario.

Per pubblicizzarlo ha usato poi un’immagine di Ofra tratta dal nostro libro, cosa che ci rende sempre molto orgogliose.

[Eh, non sono ancora riuscita. Però chi l’ha visto mi ha detto che è davvero bello. Dura quarantacinque minuti.]

Documentaries
In Search of a Lost Childhood – The Cruel Fate of Bruno Schulz

It is said of Bruno Schulz (1892 – 1942) that he “was born as an Austrian, lived as a Pole and died as a Jew.”

Bruno Schulz – the author on the steps of his house

Often compared to Kafka, the writer and artist was almost forgotten despite a small but powerful body of work, which has now been published in more than 30 languages. Artists from all over the world are gathering in his birthplace Drohobycz, now in Ukraine, to perform some of the writer’s works on stage. And a German documentary filmmaker goes on tour with a meter-high tableau of some of Schulz’s last paintings. Inspired to exhume a new story from an existing text, Jonathan Safran Foer has taken his favourite book, Schulzs The Street of Crocodiles cutting into and out of the pages, to arrive at an original new story. What is it about the imagination of Bruno Schulz that continues to captivate more and more people to this day, a man whose creativity was driven by a perpetual search for lost childhood? The documentary The Cruel Fate of Bruno Schulz explores this question and introduces the life and work of this eclectic artist.

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