Beppe Viola [la questua, una rubrica lagnosa]

Alcuni giorni fa ho discretamente pianto e tanto riso sul libro di Marina Viola uscito per Feltrinelli, Mio padre è stato anche Beppe Viola. Poi son tornata in libreria e ho chiesto tutto quello che avevano di Beppe Viola. La risposta è stata: niente. Quindi, cari questuanti, c’è da chiedere: Quelli che… Racconti di un grande umorista da non dimenticare (Baldini e Castoldi Dalai) (e scatta la questua proprio lagnosa: “da non dimenticare”, appunto), Vite vere compresa la mia (Milano libri) e L’incompiuter (con Enzo Jannacci, Bompiani).
Mentre si aspetta e spera consiglio il libro di sua figlia e questi quindici minuti con Diego Abatantuono e Giorgio Terruzzi, ovvero quando a presentare un libro sono i suoi stessi personaggi.

E sia chiaro che la copertina di Vite vere la voglio come quella originale con il disegno di Altan.

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è un mondo senza futuro, ma da Affile son soddisfazioni

Dato che son giorni duri per tutti, una buona notizia: una battaglia s’è vinta, Zingaretti ha sospeso il finanziamento dell’obbrobrio di Affile. Un grazie specialissimo a Igiaba Scego (leggete cosa dice su Internazionale) e a tutti quelli che se ne sono interessati, anche a chi, passando da qui, aveva firmato la petizione. Vorrei tanto avere la bacchetta magica e convogliare quei soldi verso la Biblioteca Ursino Recupero, ma sono sicura che anche restando nel Lazio avranno una destinazione migliore. Del resto, non è difficile.

Poi, visto che ultimamente le notizie su questo blog vanno sempre a coppie, e che le cose che scrivo e che dico poi son sempre le stesse, torniamo ai Piccoli Maestri: Maria Grazia Bonavoglia ne scrive e intervista me e Tiziana Albanese, qui su Sul Romanzo.

Chiudo il cerchio coi giorni difficili, cioè da dove sono partita. Lo so: peggio di così non si può. Ci ho pensato tutte le sante notti insonni di questa settimana (la Passio della sinistra italiana, da qualsiasi prospettiva la si guardi). Niente, l’unico bicchiere mezzo pieno è quello prospettato dal solito genio di Altan. Buon relax a tutti.

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manuale di conversazione #1

Nel caso il vostro interlocutore stia palesemente rosicando e annaspi nel dissimulare con frasette ineleganti, atteggiamenti volgari, silenzi stizziti o altri evidenti segnali di fegato grosso, be’ ci sono almeno tre reazioni possibili.
La prima è mandare in pensione lo psicoanalista. Leggete il sottotesto: vi sta facendo dei complimenti meravigliosi a cui non avevate pensato. È gratis e non prenderete collera perché non vi stacca la ricevuta.
La seconda è l’esortazione che mi ha insegnato uno zio saggio della mia famiglia acquisita: «E nun ci ammoscia’!». Va pronunciata con accento napoletano, accompagnata da scrollata di spalle e seguita da una bella magnata.
La terza, indirettamente suggerita da amica S., è fare il giro del mondo ballando sulla panza di chi vuol male.
Sia chiaro: stiamo ipotizzando una situazione puramente teorica in cui nessuno di noi è mai incappato. Dopo «Il mio peggiore difetto è la testardaggine», «Voglio un uomo che mi faccia ridere» e «Se potessi cambiare qualcosa del mio carattere vorrei essere meno sensibile», si piazza «Un sentimento che proprio non conosco? L’invidia». Infatti, dev’essere stato un calesse.