“Col naso all’insù” – debutto ad Arezzo

COL NASO ALL’INSÙ (2016)

da un’idea di Giorgio Rossi
una produzione Associazione Sosta Palmizi
una creazione di Giorgio Rossi, Elisa Canessa, Federico Dimitri e Francesco Manenti
Percorso drammaturgico Nadia Terranova
interpreti Elisa Canessa, Federico Dimitri e Francesco Manenti
costumi Roberta Vacchetta
illustrazioni e scenografie Francesco Manenti
spettacolo adatto a un pubblico dai 4 anni 

Siamo a Kronos, un luogo senza tempo dove lavorano tre bizzarri figuri in camice medico. Precisione, efficienza, natalità: qui si decide il destino di ogni nascituro, qui lo si spedisce ai futuri genitori secondo rigide, imperscrutabili regole che nessuno, fin dai tempi di Adamo ed Eva, ha mai messo in discussione. Finché un giorno un futuro bambino si ribella: proprio non gli va che qualcuno decida per lui. Vuole scegliere da solo. Ma non si possono scegliere i propri genitori. O forse sì… Nel corso dello spettacolo vengono mostrati, raccontati e danzati diversi tipi di mamme e papà: buffi, giocosi, teneri ma anche arrabbiati, nervosi, assenti. Infinito è il catalogo dei candidati, e infinite le sfumature che ciascuno di loro nasconde, perché dietro le apparenze c’è sempre qualcosa di inaspettato. Su chi cadrà la scelta?
Col naso all’insù è un libero gioco in cui le emozioni e i comportamenti diventano spunto per la creazione di un momento spettacolare tra parola, danze, clownerie e musica. È un inno al potere dell’immaginazione e della libertà. Un’occasione per divertire, stupire, e delicatamente far riflettere.

col-naso-allinsu

I morticini e la notte di zucchero a Palermo

Nella notte fra il primo e il due novembre, quando ero piccola, a casa mia venivano i morticini; mangiavano il pane e bevevano il latte che avevo lasciato per loro e mi lasciavano in cambio un regalo, un po’ di soldi, la frutta marturana e i dolci con il loro nome, i “morticini” a forma di ossa di morto e icone di santi. Sgranocchiavo i mandorlosi morticini, duri fino a rompere i denti, spacchettavo i regali, intascavo la grana ed ero quasi contenta perché zii e nonni dall’aldilà mi avevano pensato e per un attimo eravamo di nuovo vicini, loro tornavano sulla terra, utili come sono utili i vivi e amichevoli come solo i morti. Di questo parlerà il mio testo che andrà in scena al Teatro Biondo di Palermo il due novembre, in occasione della Notte di zucchero, per volontà e invito di Giusi Cataldo, interpretato da Sebastiana Eriu, insieme a tanti altri testi e performance. Io non potrò essere in Sicilia in quei giorni, dunque chiunque passi di lì e abbia voglia di fotografare e raccontarmi sarà benvenuto.

Notte di zucchero programma artistico

“Attrice, perché? Perché sono un mostro”

Anni fa una persona a cui devo quasi tutte le cose belle che altrimenti mi perderei mi segnalò il sito di Anna Proclemer. Non è un semplice sito-vetrina, mi scrisse, navigalo un po’, dedicagli tempo. Aveva ragione. Regalava, con garbo ed eleganza, la storia della sua vita (a me ovviamente piace soprattutto la pagina dei suoi libri preferiti). Ora che non c’è più, rimane un luogo dove tornare a trovarla.

http://www.annaproclemer.it
http://www.annaproclemer.it

p.s.
Venticinque aprile per tutti. Come al solito, anche per chi non festeggia. Ve lo spiega Makkox.

[inserire qui cinque stelline su cinque] Exit, di Fausto Paravidino

Prendi un uomo, toglilo dalla sua poltrona, dal suo giornale militante e dalle sue certezze politiche in pantofole, fallo inciampare nella vita, fagli incontrare la parola responsabilità, fallo allontanare dalla moglie e regalagli un’amante molto giovane con una cattiva notizia. Prendi una donna, osservala mentre è confusa, seguila mentre è convinta di sapere cosa non vuole e procede a tentoni su cosa vuole, guardala sbagliare, rendersi ridicola e diventare più umana, uscire dal suo matrimonio con sogni di navigazione in mare aperto e trovarsi a nuotare dentro una piscina, anzi una pozzanghera. Prendi una ragazza con la kefiah e osserva bene la solitudine pesante dei suoi anfibi, prendi un ragazzone esperto di gelato e chiediti con lui se vale la pena essere gentili in un mondo cui non importa accorgersene.
Non ci sono gli occhi lucidi del Diario di Maria Pia, si ride e c’è un magone diverso che sta fra Closer e Woody Allen, dunque Fausto Paravidino mi ha fregato di nuovo, direi anche di più. Sul palco di Exit ho visto quattro persone da cui mi è scocciato parecchio separarmi, anche se la commedia finisce dove doveva finire e so di averli salutati al momento giusto – eppure settimane dopo sono ancora qui, loro e le loro battute, le loro librerie e gelaterie, la loro voglia di ballare e quella di fermarsi ancora un po’ a bere qualcosa, il loro sentirsi fuori posto e cercarne uno nelle pagine di un manuale di vita da autogrill, nelle bacchette di un ristorante cinese, nelle buste della spesa da portar su a casa un giorno come un altro (ma non è mai un giorno come un altro nella vita, figuriamoci a teatro).

Non so se uscirete dalla sala con tutti questi dettagli addosso come me, se vi attaccherete così anche voi a quei quattro oppure no. Però sono sicura che se andrete a vedere Exit nella vostra città poi tornerete a ringraziarmi, e nella migliore delle ipotesi lo direte una volta con me: hanno ammazzato il teatro, il teatro è vivo.

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Tre ottime iniziative che, nonostante attentino alla loro serietà vedendomi coinvolta, meritano lo stesso, e parecchio.

1) È nata ufficialmente l’associazione Piccoli maestri, ideata da Elena Stancanelli e attiva già dall’anno scorso. Qui trovate il consiglio direttivo, qui chi siamo, qui come contattarci e cosa veniamo a fare se ci chiamate (sostanzialmente: raccontarvi un libro che ci è piaciuto molto, aggràtis e su vostra richiesta).

2) È nata anche Interazione Scenica. Trattasi di un progetto di formazione teatrale ed educazione laboratoriale voluto e diretto da Andrea Ciommiento. Fanno queste cose qua, stanno progettando residenze, e potete contattarli così. (Qui la campagna nuovi acquisti, tra cui la sottoscritta).

3) Anche nel 2012 è tornato Minimondi – L’Aquila Fenice (qui il programma completo, con tutti gli appuntamenti nelle scuole), la costola aquilana del festival parmense. Siccome sono andata l’anno scorso ed è stato bellissimo (ne avevo parlato qui), ci torno pure stavolta, e per la precisione mercoledì 7 novembre, che poi sarebbe dopodomani.

“Soprattutto c’era in esso un grave sbaglio, non si accennava affatto alla paga”. [Franz Kafka e il teatro, per esempio]

Oklahoma (da America, di Kafka)

All’angolo di una strada Karl vide un manifesto con questa scritta: “Oggi dalle sei di mattina a mezzanotte, all’ippodromo di Clayton, viene assunto personale per il Teatro dell’Oklahoma! Il grande Teatro dell’Oklahoma vi chiama! Vi chiama solamente oggi, per una volta sola! Chi perde questa occasione la perde per sempre! Chi pensa al proprio avvenire, è dei nostri! Tutti sono i benvenuti! Chi vuol divenire artista, si presenti! Noi siamo il Teatro che serve a ciascuno, ognuno al proprio posto! Diamo senz’altro il benvenuto a chi si decide di seguirci! Ma affrettatevi, per poter essere assunti prima di mezzanotte! A mezzanotte tutto verrà chiuso e non sarà più riaperto! Guai a chi non ci crede! Partite tutti per Clayton!”.
C’era molta gente ferma davanti al manifesto, ma pareva che questo non trovasse molte approvazioni. C’erano tanti manifesti, e ai manifesti non crede più nessuno. E questo manifesto era ancora più inverosimile degli altri. Soprattutto c’era in esso un grave sbaglio, non si accennava affatto alla paga. Se questa fosse stata appena rispettabile, il manifesto ne avrebbe certamente parlato; non avrebbe trascurato la cosa più invitante. Non c’era nessuno che volesse diventare artista, ma tutti volevano essere pagati per il loro lavoro. Per Karl, tuttavia c’era nel manifesto qualcosa che lo attirava fortemente.
“Tutti sono i benvenuti”, era scritto. Tutti, dunque anche Karl. Tutto quello che egli aveva fatto fino allora era dimenticato, nessuno glielo avrebbe più rinfacciato. Egli aveva la possibilità di presentarsi per un lavoro che non faceva vergogna, al quale anzi si poteva essere invitati pubblicamente. Ed anche pubblicamente veniva data la promessa che egli sarebbe stato accettato. Non chiedeva di meglio, voleva incominciare finalmente una carriera per bene, e qui forse la poteva trovare. Se anche i paroloni che erano sul manifesto erano una bugia, se anche il grande Teatro dell’Oklahoma era un piccolo circo ambulante, per lui bastava. Non rilesse il manifesto per la seconda volta, ma cercò la frase: “Tutti sono i benvenuti”.