dodicirighe #1, “Lettera a Dina”, di Grazia Verasani

[da oggi qui troveranno posto libri letti o riletti; la cadenza è imprevedibile; il punto: li ho appena finiti e voglio dirne qualcosa subito; l’esercizio – se non ce n’è uno non mi diverto – raccontarli nelle dodicirighe della mia schermata]

Hai cinquant’anni, un amore nuovo (non definitivo, non ingenuo, non disilluso: semplicemente, accade di sentirsi felici in due), una depressione. Hai cinquant’anni e hai fatto molte cose nella vita tranne parlare di lei, conosciuta quando ne avevi dodici. Ne avevate dodici insieme tu e Dina, l’età in cui si diventa amiche per sempre con crudeltà e ostinazione, senza vedere le differenze, o vedendole tutte per lasciarle dove sono. Dina non è semplice, la sua difficoltà a vivere non lo è, è bulimica, disfunzionale, bellissima e perdente, trascina tutti nella sua follia. La letteratura può fare molte cose: una è attraversare il tempo con passo aggraziato e spavaldo e ridare confini alle persone, clemenza alle età che non ne hanno, né con sé con gli altri. A vent’anni si è stupidi davvero e Dina a ventinove ne dimostrava quaranta, oppure ancora dodici. La voce di questo racconto fa questo: mette ordine, senza correggerla, in una storia a cui tutti si sono abituati a girare intorno. Essenziale e toccante.

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Le Sibille

Le Sibille è un grazioso volume pubblicato da una piccola ma intraprendente casa editrice siciliana, Arianna, di Arianna Attinasi. Contiene dieci interpretazioni del mito della Sibilla, in forma di racconto, di dieci scrittrici tra cui la sottoscritta. La curatrice Fulvia Toscano spiega il progetto nell’introduzione, riportata anche sul sito internet dell’editore.
L’antologia è in giro già da un po’ e si può acquistare direttamente dall’editore, nelle librerie on line, oppure richiedere in alcune librerie (qui un elenco); la curatrice e le autrici hanno presentato e stanno presentando il nostro lavoro un po’ dappertutto in Sicilia e magari prima o poi parteciperò anche io,  visto che finora gli impegni non me lo hanno permesso.
Questo libro è bello tutto, dalla copertina creata da un’illustrazione di Marcella Brancaforte passando per i versi di Angela Scandaliato in esergo e ci sarebbe poi da dire su ogni racconto (in ordine alfabetico siamo disposte così: Licia Cardillo Di Prima, Marinella Fiume, Daniela Gambino, Asma Gherib, Simona Lo Iacono, Clelia Lombardo, Anna Mallamo, Beatrice Monroy, Nadia Terranova, Lina Maria Ugolini).
Soprattutto, tengo a questo progetto perché abbiamo deciso di devolvere i diritti d’autore al fondo bibliotecario Paola Albanese, a Nicotera (VV) per creare una biblioteca delle donne. Paola l’ho conosciuta personalmente e spero che quel luogo, il luogo dei suoi libri, diventi un punto di riferimento per molti.
Dimenticavo: il mio racconto si chiama Tuttimpicci e comincia idealmente la notte del terremoto di Messina del 1908; la protagonista è una strana tipa che si fa chiamare Sibilla perché è convinta di avere un dono ma in realtà non ci prende mai su nulla.
Buona lettura a chi vorrà.

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Sibille, a cura di F. Toscano, AAVV, pp. 208, 11 €

Lacci di Domenico Starnone

Mercoledì 20 maggio alle ore 18, alla biblioteca Penazzato, via Dino Penazzato 112 (zona Collatino) parlo di uno dei romanzi più belli degli ultimi anni, Lacci di Domenico Starnone (Einaudi), insieme all’autore. Paola Surace, attrice, leggerà alcuni brani. Qui i dettagli dell’evento.
Avevo scritto di Lacci su pagina99, ripropongo qui il pezzo.

Lacci, tradimenti e altre piccole crudeltà matrimoniali
pagina99
23 novembre 2014
di Nadia Terranova

«Ero giovane, mi sentivo attratta, non sapevo quanto è casuale l’attrazione», dice Vanda per spiegare al marito perché l’ha sposato, per raccontare a sé stessa perché a lui e solo a lui voleva dare un figlio e una figlia, perché soltanto quell’Aldo valeva la pena amare e sopportare per sempre. Per sempre, certo, a vent’anni non esiste che quello: prima si sfida l’eternità e poi si finisce a far finta di non aver perso la partita; funziona così per tutte le generazioni, ma certe si intestardiscono più di altre. Vanda e Aldo, protagonisti di Lacci di Domenico Starnone (Einaudi), si sono sposati poco più che ventenni nel 1962, nel 1965 è nato Sandro, nel 1969 Anna. È Vanda, con la lettera iniziale, a ripercorrere la cronologia in una rappresaglia ricattatoria: «Se tu te ne sei scordato, egregio signore, te lo ricordo io: sono tua moglie». Una lettera scritta al risveglio dopo la ferita: sono ancora qua, in questa vita che abbiamo scelto insieme, quando eri convinto di noi come lo ero io, e ora sappi che cambiare idea ha un costo per tutti.

La ferita si chiama Lidia – quando l’errore comincia ad avere un nome smette di essere una delle tante sventatezze possibili, e ridicolmente Aldo confessa di essersi innamorato. Vanda è sempre giovane anche se vent’anni non li ha più, Lidia è una ragazzina e vent’anni deve ancora farli. Per un trentenne insicuro, marito mediocre, padre inadeguato, in balia di alterni successi professionali, quella diciannovenne indipendente è tutto, e in confronto alla famiglia non chiede nulla. Aldo e Vanda si erano sposati perché sembrava la cosa giusta, perché avevano l’età in cui si sposavano tutti, per un’idea confusa della stabilità e una ancora più confusa dell’infatuazione. Volevano costruire, non sapevano che frane e rovine toccano a chi usa la normalità come criterio per scegliersi e che, nel momento in cui si decide di fabbricare un matrimonio, quello comincia a sfasciarsi.

«Per anni non sono stata felice, ma nemmeno infelice. Ho capito tardi che mi incuriosivano gli altri né più né meno di quanto mi avevi incuriosito tu», dice una Vanda quasi ottantenne che non si prende più il disturbo di scrivere lettere e si gode il lusso senile di una crudeltà senza ricatto, dividendola in parti uguali fra sé e il marito. Le sue battute suonano ora allegramente cattive, vengono da un dolore anestetizzato, sono buttate lì come una ciotola al gatto (il gatto si chiama Labes ed è il protagonista involontario di alcune fra le pagine più sorprendenti di questo romanzo bellissimo). Aldo non sa e non risponde: si perde dietro vecchie foto e lettere, si danna perché in casa sono entrati i ladri (chi, tranne marito e moglie, ha diritto di profanare le scene di un matrimonio? Lo scopriamo solo alla fine), si addormenta nello studio, si rifugia in risposte piccole. È colpa della mia generazione, anzi no, del modello familiare che ho ricevuto, di un padre che ha distrutto e rovinato ogni cosa, vanitoso, con furiose manie da incompreso (somiglia tanto a quello di Via Gemito, con cui Starnone vinse lo Strega nel 2001).

Dell’altra donna, per scelta dell’autore, non sentiamo mai la voce. Lidia, che ha subìto e ricambiato la cotta di un uomo più grande e sposato, che deve essersi sentita lusingata da quella crisi dei trenta gioendone prima e annoiandosi presto, non vuole giocare all’amante invecchiata. Se Aldo voleva sistemarla in una bella casa dove tornare la sera, c’era sua moglie per ricoprire quel ruolo. Se era tanto innamorato della gioventù, poteva occuparsi di quei due figli confusi che avevano bisogno di imparare tutto, perfino ad allacciarsi le scarpe. I suoi lacci Aldo li aveva già: non si sceglie il momento in cui cominci ad annodarli, a un certo punto ti volti e loro sono lì, aggrovigliati, minacciosi, elastici. A settant’anni, Aldo non ne ha spezzato neanche uno, casomai ne ha intrecciati di nuovi: dopo la fine della storia con Lidia non ha smesso di vederla, cercarne l’approvazione e la compagnia. Lidia sopporta, sorride, abbozza – almeno così la immaginiamo. Della sua versione non sentiamo la mancanza: prima parla la moglie, poi il marito, infine arriva un terzo, imprescindibile, punto di vista. L’amante, come il gatto, tace: è stata tutta colpa sua, ma non sono affari suoi.

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i cinque libri che nessuno mi ha chiesto

La faccio brevissima: cinque libri che potreste leggere se ancora non li avete letti e vi conviene andarli a comprare in una libreria con l’aria condizionata perché amazon ormai ve li recapita dopo ferragosto (non ho controllato, ma fidatevi e sostenete qualche libraio simpatico).

Il nero e l’argento di Paolo Giordano (Einaudi) perché se non ne potete più di trentenni (in carne e ossa e personaggi) che vivono come adolescenti sgarrupati ma con un effetto molto più triste qui avete una coppia giovane ma vivaddio che ha problemi da adulta.
Mali minori di Simone Lenzi (Laterza) perché invece vi fa tornare bambini con una serie di ricordi che anche se non siete di Livorno in certe pagine ve lo scordate, e ve lo dice una di Messina.
Storie di uomini e di libri. L’editoria letteraria italiana attraverso le sue collane di Gian Carlo Ferretti e Giulia Iannuzzi (minimum fax) perché dicono tutti che le collane stanno morendo ma noi a qualcuna siamo affezionati e delle profezie ce ne freghiamo.
La spiaggia di Cesare Pavese (Einaudi) perché è un capolavoro: mica vorrete andare a mare sul serio, godetevelo da qua.
Capire Israele in 60 giorni (e anche meno) di Sarah Glidden (Rizzoli Lizard, traduzione di Elena Loewenthal) perché a volte un fumetto è meglio di un compendio di storia, analizza senza intento pedagogico e vale più di mille hashtag.

Ora immaginate le mie zampe da cotechino sulla sdraio con lo sfondo dell’orizzonte, alternate questi cinque libri poggiati sulle ginocchia e avrete composto la mia cartolina da fesbù.

The Book Girls

Mi piace pensare che qualcosa sia nato sulla mia bacheca del fesbù qualche mese fa, quando parlavamo di Niente di Janne Teller, un libro su cui dissi che non avrei voluto scrivere niente e finimmo per rovesciare decine di commenti.
Qualcosa, davvero, è nato quando Giulia ci ha scritto in privato e nel giro di qualche ora avevamo una mailing list, un nome e un indirizzo web. L’idea era quella da subito: scrivere di letteratura Young Adult, di libri per adolescenti che secondo noi non dovrebbero leggere solo gli adolescenti, e farlo come piace a noi, a ciascuna in modo diverso ma con la stessa intenzione e la stessa cura, come spieghiamo nella nostra presentazione e come Giulia ha scritto sul suo blog.
Mi piace pensare che un altro pezzo di questo qualcosa sia nato qualche mese fa, al convegno su Giana Anguissola, quando pensavo che volevo che se ne parlasse ancora. E poi volevo farci un post però mi dimenticavo e allora l’ho buttata lì in mailing list e s’è detto subito che sì, “Retrospettive” era una categoria necessaria, e insomma ecco.
Dunque, siori: The Book Girls, un blog per parlare di narrativa per ragazzi di ogni epoca e in ogni lingua. E grazie a Loredana Lipperini che su Repubblica ci ha fatto gli auguri e confermato che sì, ce n’era proprio bisogno.
Siamo sul tuitter, sul fesbù, oltre che naturalmente sul nostro indirizzo web, all’interno di Pianeta Donna di Altervista.
Ah, Niente poi l’ha recensito Silvia.

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Nella foto, scottanti anticipazioni.

 

Roma riappropriata

Roma negata. Percorsi postcoloniali nella città è un libro di Igiaba Scego (testo) e Rino Bianchi (foto) edito da Ediesse che sarà in libreria domani, 7 maggio 2014.
Ho amato molto l’idea da cui è nato questo progetto, questo bel libro ibrido in cui immagini e testo giocano a riprendersi Roma e i suoi luoghi cruciali espropriati dal fascismo e dal colonialismo e oggi abbandonati o non ancora restituiti a una destinazione funzionale o memoriale. Per ciò, quando Igiaba mi ha chiesto di fare la prefazione ho accettato volentieri. La postfazione, invece, l’ha scritta Andrea Branchi.

Roma negata è stato presentato in anteprima il 25 aprile al Rialto, mentre il 4 maggio c’è stata una passeggiata tematica nei luoghi del libro.
Giovedì 8 maggio invece ne parleremo, insieme agli autori, io e Lorenzo Pavolini alla biblioteca Nelson Mandela (ex Appia) alle 18. Sarà esposta anche la mostra fotografica di Rino Bianchi, visitabile fino al 22 maggio. L’evento rientra nell’ambito delle iniziative delle biblioteche di Roma per il maggio dei libri.

Biblioteca  Nelson Mandela (ex Appia)
via La Spezia 21
00182
Roma

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