dodicirighe #1, “Lettera a Dina”, di Grazia Verasani

[da oggi qui troveranno posto libri letti o riletti; la cadenza è imprevedibile; il punto: li ho appena finiti e voglio dirne qualcosa subito; l’esercizio – se non ce n’è uno non mi diverto – raccontarli nelle dodicirighe della mia schermata]

Hai cinquant’anni, un amore nuovo (non definitivo, non ingenuo, non disilluso: semplicemente, accade di sentirsi felici in due), una depressione. Hai cinquant’anni e hai fatto molte cose nella vita tranne parlare di lei, conosciuta quando ne avevi dodici. Ne avevate dodici insieme tu e Dina, l’età in cui si diventa amiche per sempre con crudeltà e ostinazione, senza vedere le differenze, o vedendole tutte per lasciarle dove sono. Dina non è semplice, la sua difficoltà a vivere non lo è, è bulimica, disfunzionale, bellissima e perdente, trascina tutti nella sua follia. La letteratura può fare molte cose: una è attraversare il tempo con passo aggraziato e spavaldo e ridare confini alle persone, clemenza alle età che non ne hanno, né con sé con gli altri. A vent’anni si è stupidi davvero e Dina a ventinove ne dimostrava quaranta, oppure ancora dodici. La voce di questo racconto fa questo: mette ordine, senza correggerla, in una storia a cui tutti si sono abituati a girare intorno. Essenziale e toccante.

graziaverasani_letteraadina

 

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