Stefania e le altre

Confesso: non avrei mai letto una guida alla maternità se a scriverla non fosse stata una giornalista senza figli, e per di più brava come Rossana Campisi. E infatti in quelle pagine ho trovato informazioni interessanti anche per chi non è madre e non sta per diventarlo, mi colpisce l’assenza di tabù, per esempio che si parli in quel contesto di morti di parto. L’Istituto Superiore di Sanità dice che i rischi riguardano soprattutto donne sopra i trentacinque anni, ma le protagoniste delle storie della “sala parto da cui non si esce in due” ne hanno quasi tutte venti o trenta. Non che l’età faccia la differenza, come non fa differenza che in Campania e in Sicilia si muoia più che in Toscana: è solo un dettaglio che alimenta pregiudizi che fa rabbia non poter smentire. La dottoressa Donati, che all’ISS cura un progetto specifico di sorveglianza, dice che si poteva evitare il cinquanta per cento delle morti. Mi sembra una proporzione enorme. Se poi quel numero diventa narrazione, lo spezziamo e lo associamo a nomi e fatti e episodi piccoli, concreti, banali, allora prende una forma inquietante, quotidiana. Così, le storie di quel capitolo, raccolte fra le trentanove degli ultimi due anni (ma la cifra è per forza imprecisa, perché molte complicazioni successive non sono quantificabili), restano impresse più di altre: si perde un bambino per un ascensore malfunzionante, si muore perché non c’è un elisoccorso operativo, perché a nessuno viene in mente di fare accertamenti a una ragazza con problemi cardiaci, perché un cesareo tardivo provoca un eccesso di liquidi biliari. Si legge e si rimane arrabbiati e perplessi, e quel numero che – ti assicurano – è in rassicurante discesa diventa ancora più enorme.
E a me vengono in mente Stefania, Venezia, insomma questa canzone.

3 thoughts on “Stefania e le altre

  1. L’incipit sottintende che una giornalista con figli, sulla maternità avrebbe scritto cose meno attendibili rispetto alla Campisi? Sarebbe come dire che di salute è meglio che non parlino i medici o di scuola non gli insegnanti. Invece un vecchio adagio popolare recita che “l’orefice conosce l’oro”… Naturalmente la giornalista in questione, che non conosco, sarà brava e le cose di cui parla nel suo libro più che fondate e, immagino, facilmente riscontrabili. Tutto a beneficio di qualche miliardo di persone che nella vita vivono l’esperienza della genitorialità almeno una volta. Però mi preoccupa un tantino il fatto che a discutere delle cose reali che toccano la gente debbano essere sempre meno gli addetti ai lavori o semplicemente quelli che ne hanno una qualche esperienza. Mentre i giornalisti diventano i protagonisti assoluti e interpreti accreditati quasi unici rispetto ai tanti soggetti che si interessano di una questione sociale. Non è questo il caso, ma troppo spesso l’informazione si trasforma in tesi che è cosa ben diversa dal riferire fatti e semmai commentarli secondo il proprio punto di vista.
    Naturalmente anch’io, cara Nadia, ho da fare una confessione: un certo risentimento verso una categoria che ritengo direttamente corresponsabile dell’imbarbarimento culturale della società moderna. Conto su quelli buoni, ma li sorveglio comunque a vista.
    Un’ultima osservazione: il limite da osservare nella pubblicazione di certe notizie credo sia quello che mantenga nettamente le distanze da ingiurie, giudizi infondati e ricostruzioni approssimative.
    Ugo Boccagna

    1. Caro Ugo, il mio incipit suona così: avere figli non è necessario per parlare di genitorialità in termini di salute, finora mi era capitato di leggere prevalentemente racconti riguardanti persone coinvolte anche da quel punto di vista, questo mi è sembrato più inedito come premesse.
      Per il resto, certo, la competenza non è certo un fatto biologico né in un senso né nell’altro.
      Quello della Campisi è un ottimo libro, sia per genitori che per genitori in attesa che per nullipari.
      Un saluto caro di buona giornata e grazie per l’intervento.

      1. Cara Nadia, per imperizia, di cui ti chiedo scusa, leggo solo ora la tua cortese risposta. Mi fa piacere leggere la tua precisazione che condivido pienamente. Penso anch’io che sia interessante confrontare vari punti di vista. Quanto alla Campisi leggerò il suo libro e poi conto di riparlarne con te ma anche con l’interessata, se ne avrò modo. Questo perché sono certo che la lettura mi fornirà una serie di spunti per discutere sulla maternità, o meglio, sulla genitorialità odierna di cui, da nonno, apprezzo vari aspetti ma nutro alcuni dubbi su altri. Rimane la mia forte riserva, infine, sul modo di fare giornalismo in Italia, anche se non mi riferisco alla nostra autrice. Spero, quindi, di poter svolgere alcune osservazioni in merito ed avere un tuo parere o di chi possa essere interessato. Naturalmente al prossimo contatto e perchennò quando finalmente riuscirò ad intercettarti di persona. D’accordo?
        A presto con un grande abbraccio, Ugo

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