Charlie Hebdo

Fréderic Boisseau – portiere;
Jean Cabut (Cabu) – disegnatore;
Georges Wolinski – disegnatore;
Stéphane Charbonnier (Charb) – disegnatore, direttore;
Franck Brinsolaro – poliziotto;
Bernard Verlhac (Tignous) – disegnatore;
Michel Renaud – fondatore del festival Rendez-vous du carnet de voyage;
Ahmed Merabet – poliziotto;
Philippe Honoré – disegnatore;
Mustapha Ourrad – correttore di bozze;
Elsa Cayat – psicologa e giornalista;
Bernard Maris – economista.

Yoav Hattab;
Yohan Cohen;
Françoise Michel Saada;
Philippe Braham.*

*Aggiornamento (grazie a Chiara Degli Esposti per avermelo fatto notare): Clarissa Jean-Philippe, agente municipale in prova, emigrata a Parigi dalla Martinica dove lascia madre e fratello.

In Mattino bruno, brevissimo racconto pubblicato in Italia nei sassi Nottetempo (correva l’anno 2003), Franck Pavloff racconta una favola. Il protagonista e il suo amico Charlie (a volte, le coincidenze) parlano della nuova bislacca legge che impone di aggiungere l’aggettivo “bruno” a ogni sostantivo, e discutono preoccupati: il mio gatto sarà abbastanza bruno? E il mio cane? In fondo, cosa vuoi che sia, è solo una parola. Via, non sottilizziamo, dici “bruno”, non farli arrabbiare, non scherzare col fuoco. E così fanno, i due. («Va tutto in fretta, c’è il lavoro, ci sono le preoccupazioni di tutti i giorni. Anche gli altri lasciano perdere per stare un po’ tranquilli, no?»). Inutile provocare, compriamo un bell’animale domestico bruno.
Non basta, naturalmente. (Non basta mai). Inutile che vi dica come va a finire.

Come me avrete trovato e troverete, altrove, opinioni interessanti e bene articolate, oppure poco interessanti e rozze, commenti offensivi o commoventi, inutili e disperati. Avrete già fatto la vostra scelta fra gli inviti al silenzio e la lotta a chi è più Charlie fra tutti quelli che sono Charlie, avrete detto la vostra sui limiti della satira e le regole del buon gusto (con i maglioncini bridgetjoneschi che mi ritrovo, se il punto della discussione diventa quello sono spacciata). Tra i vostri contatti qualcuno avrà la ricetta giusta per combattere il terrorismo che per qualcun altro sarà la più sbagliata; avrete come me partecipato a una discussione, su una bacheca o davanti a un bicchiere di vino, sul fallimento dei servizi segreti, sulla retorica della marcia parigina, sull’esistenza o meno dell’Europa unita e dell’Islam moderato, su chi sia titolato o meno a parlare in televisione, sull’inadeguatezza dei nostri fumettisti e della nostra sinistra; avrete domandato al vostro interlocutore e vi sarete sentiti domandare “e tu le avresti pubblicate, quelle vignette?”; sarete entrati in crisi qualche volta oppure mai, vi sarete vergognati di un’opinione che vi aveva sfiorato oppure l’avrete affermata con orgoglio tramite trenta commenti e
ottantaquattro like.

Non ho niente da aggiungere. Volevo solo che qui ci fosse traccia dei nomi che mi interessano, delle storie che sono andata a leggere e delle facce che torno a guardare. Quei nomi, e un consiglio di lettura.

thank you

2 thoughts on “Charlie Hebdo

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