ho imparato a non rubare ascoltando Mozart

Negli ultimi giorni è comparso questo tumblr, lo stroncatore. Riprende un vecchio gioco che mi ha spesso divertita: cercare le stroncature dei lettori ai capolavori della letteratura. In un mare di “noioso” e “sopravvalutato”, mi colpisce un indignato: Lolita è nient’altro che pedofilia, andrebbe proibito, si deve invocare la censura, altroché. Nulla di nuovo, è il classico giudizio su quel povero romanzo (certo, fa ridere più del solito ai tempi di Cinquanta sfumature – che il tizio in questione ha letto, anzi ha letto prima di Lolita e, lascia intendere, con ben altra soddisfazione).
Lo stesso giorno, su una libreria on line, mi imbatto in un giudizio sul Mestiere di vivere: la commentatrice lo definisce “diseducativo”, è stizzita nei confronti della palesata propensione al suicidio e deduce che il povero Pavese, dati gli evidenti problemi, non poteva certo finire in altro modo. Se l’è cercata, insomma.

Una prima considerazione riguarda la libertà di espressione: in suo nome sono state fatte tante battaglie, sarebbe ora di farne qualcuna sull’interessabilità dell’espressione. Ma non è di questo che voglio parlare.

Io non so più come dirlo: la letteratura non ha in nessuna maniera il compito di renderci migliori, ha il solo dovere di essere inservibile. Deve raccontare il mondo, sorprenderlo, prevederlo, non scegliere cosa è giusto o sbagliato (non in assoluto, intendo: non fuori dalle regole che il suo autore ha deciso). Non ha il dovere di farci essere più buoni, più comunisti, più femministi. Più non vorrà farlo, più c’è speranza che migliori il mondo. Più non le chiediamo di migliorarci, più c’è speranza che ciò accada. Quando sento puzza di un romanzo educativo contro la mafia, contro il femminicidio, contro la spazzatura a Napoli, contro il bullismo, lo scaglio via con forza e con ancora più forza l’avrei scagliato via a sedici anni, quando alla letteratura tutto chiedevo tranne che farmi da replicante del libro di educazione civica. Ho capito che la lettura faceva per me quando ho scoperto che in un romanzo potevo stare da sola con la sgradevolezza, senza giustificarmi, e soprattutto senza far male né a me stessa né agli altri. La letteratura è fisicamente innocua, perciò è moralmente rivoluzionaria.
“Ho imparato a non rubare ascoltando Mozart”, ha scritto una volta Bufalino, e mi pare non si possa dir meglio. Con buona pace degli stroncatori dell’internet: leggete Nabokov, forse prenderete contatto con le parti peggiori di voi, le conoscerete meglio e le probabilità che le traduciate in azioni illegali si abbasseranno. Forse, certo. Perché resta il fatto che la letteratura non ha il compito di non mandarvi in galera. Ne ha altri: sbalordire, avvincere, meravigliare. Delitto e castigo funziona perché hai più voglia di stare a casa a leggere cosa ti succederebbe se andassi in giro a uccidere vecchiette che di andare ad ammazzarne una. Più la letteratura sarà inutile e incresciosa, più c’è la possibilità che cambi le cose. Più racconterà un microcosmo (ragazzo uccide vecchietta, moglie in provincia si annoia e tradisce, uomo mangia un biscotto e ricorda il passato), più – forse – farà la rivoluzione. Forse. L’importante è non chiederglielo mai.

9 thoughts on “ho imparato a non rubare ascoltando Mozart

  1. Un bella riflessione sulla letteratura, e sull’arte in genere. Percorrendo i sentieri austeniani, mi sono imbattuto in innumerevoli libri che all’epoca erano chiamati “conduct books”, ovvero libri che insegnavano a comportarsi bene (per lo più alle lettrici, meno ai lettori). Non a caso sono tutti felicemente dimenticati, anche se spesso si legge ancora qualche riflessione sul concreto profilo educativo di un libro (in positivo o in negativo).
    Leggendo quello che hai scritto mi è venuto in mente un giudizio d’annata su “Persuasione”, apparso su un numero della “British Critic” del 1818, in cui si cita la ‘morale’ del libro. Dopo aver parlato di “Northanger Abbey” il recensore, anonimo, scrive:
    “È sotto tutti gli aspetti un’impresa meno riuscita di quella che abbiamo appena preso in esame. È chiaramente opera della stessa mente, e contiene parti di grandissima qualità, tra le quali, tuttavia, non possiamo certo annoverare la sua ‘morale’, che sembra essere quella che i giovani debbano sempre sposarsi in accordo con le proprie inclinazioni e seguendo il proprio giudizio, poiché se ascoltano dei consigli seri e rinviano il matrimonio, finché dovranno convivere con questa situazione avranno gettato le basi per anni di infelicità, dei quali solo gli eroi e le eroine dei romanzi possono ragionevolmente sperare di vedere la fine.”

  2. Ti dirò… Non sono un grande lettore, e nemmeno molto acculturato. Ma devo dire che in fondo i giudizi sono soggettivi. Se tutti dicono che Il Signore degli Anelli (che adoro) è un capolavoro, è sbagliato uno che lo reputa noioso e prolisso? Se Harry Potter (che non odio, ma mi ha stancato al terzo libro) è ritenuto, a torto o a ragione, un libro per bambini, è ridicolo un lettore che lo eleva a capolavoro della letteratura?
    Certo, ci sono giudizi soggettivi e oggettivi, Moby Dick è tecnicamente un capolavoro anche se buona parte di chi l’ha letto lo ha odiato.
    Dico questo perché ho letto distrattamente la prima pagina dello “stroncatore” e mi sono ritrovato a pensarla più o meno come i tizi citati, almeno su un paio di libri: 1984 e Guida spaziale per autostoppisti.
    Sono un ignorante? Probabile, ma credo non possano essere consigliati a chiunque come ad esempio un piccolo principe, che riuscirebbe a sciogliere il cuore anche a Rambo (anche se non credo lo ammetterebbe).🙂
    Poi, vabbè, c’è chi legge le cose e non le capisce, elargendo giudizi esilaranti. Ma forse sto andando un po’ fuori tema.
    Condivido il tuo pensiero sul fatto che i libri possano anche educarci, ma è un qualcosa che può partire solo da noi. Di per sé non sono né buoni né cattivi.🙂

  3. la letteratura è inflazionata, tutti scrivono, pochissimi leggono, molti si erigono a critici, in Italia si stampano 65.000 titoli ogni anno, la stragrande maggioranza dei volumi finisce al macero. Gli Italiani leggono poco, come dar loro torto con quello che si trova in libreria???

  4. “Ho capito che la lettura faceva per me quando ho scoperto che in un romanzo potevo stare da sola con la sgradevolezza, senza giustificarmi, e soprattutto senza far male né a me stessa né agli altri.” è uno dei motivi per cui amo leggere.

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