la settimana della memoria, #tuttominuscolo

Domani, per me, comincia la settimana della memoria. A dirla tutta sono fortunata perché, avendo scritto Bruno, quel vecchio hashtag #nonsoloungiornodellamemoria è valido davvero: incontro bambini, ragazzi e adulti tutto l’anno in biblioteche, scuole, librerie. E ogni volta m’invento nuove risposte alla stessa domanda: perché ricordare? hanno davvero un senso questa giornata, questa settimana? queste celebrazioni non rischiano di svuotarsi? Non sono mai stata brava con i grandi temi, non a caso ho studiato filosofia. Con la f minuscola, perché le cose con la maiuscola non sono affar mio: non saprei cosa dire se dovessi pensare alla Memoria, alla Storia. A me piacciono i ricordi e le storie. In questi giorni ne racconterò due, entrambe pubblicate da Orecchio Acerbo: la storia di Bruno (Schulz) e quella di Anne (Frank), la prima con il libro mio e di Ofra Amit e la seconda con L’albero di Anne di Irène Cohen-Janca illustrato da Maurizio Quarello e tradotto da Paolo Cesari, che mi accompagnerà in giro per il Lazio. Saremo a Montalto di Castro e a Pescia Romana (grazie all’associazione C.A.S.A.), a Castelforte, a Monte San Biagio (grazie al Sistema Bibliotecario Sudpontino).
Non so ancora quali risposte m’inventerò. Certo che quando mi chiederanno, come sempre, “Ma lei è ebrea?”, sorriderò e dirò di no, che sono anche bianca, però Rosa Parks aveva ragione lei.

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p.s.
L’albero di Anne è anche un monumento interattivo. Scopritelo e lasciate la vostra foglia.

D’ignoti marinai e libri noti

«Mandralisca, il suo Museo, la sua Biblioteca furono il felice approdo del mio viaggio, la guida del viaggio dentro Cefalù» (Vincenzo Consolo–Giuseppe Leone, Cefalù, Bruno Leopardi editore, 1999)

Oggi di due anni fa moriva Vincenzo Consolo. Era, finché è stato fra noi, il mio scrittore italiano vivente preferito e periodicamente attaccavo la mia litania sul Nobel, persino con più ostinazione e accanimento del partito di Philip Roth.
Qualche giorno fa sono stata a Cefalù alla Fondazione Mandralisca per visitare il lascito del barone Enrico Piraino, esponente di quell’appassionata colta e bislacca nobiltà di cui la mia regione è stata prodiga (da leggere il testamento completo).

«Il salone del barone Mandralisca aveva quasi ormai l’aspetto di un museo. I monetari d’ebano e avorio, i comò Luigi sedici, i canapè e le poltrone di velluto controtagliato, i tondi intarsiati, i medaglioni del Màlvica…» (V. Consolo, Il sorriso dell’ignoto marinaio)

Il barone e il ritratto di Antonello hanno ispirato Il sorriso dell’ignoto marinaio, che forse oggi è il mio libro di Consolo preferito (per anni è stato Retablo, mai invece il pur bellissimo Nottetempo casa per casa con cui vinse lo Strega nel 1992). L’avevo già visto quel quadro, a Roma, alla mostra di Antonello alle Scuderie del Quirinale, ma decisamente incontrarlo a casa sua è un’altra cosa.

«Il personaggio fissava tutti negli occhi, in qualsiasi parte essi si trovavano, con i suoi occhi piccoli e puntuti, sorrideva a ognuno di loro, ironicamente, e ognuno si sentì come a disagio» (V. Consolo, ibidem)

ignoto marinaio antonello

Ovviamente la Fondazione finanziariamente agonizza, anche se visitandola, notando le perfette condizioni in cui è tenuta, avendo modo di parlare con chi la cura, non si direbbe: raramente a luoghi così belli corrisponde altrettanta generosità. Per il momento la chiusura è revocata, ma i punti interrogativi restano. Sì, c’è una petizione on line e, nel dubbio se serva o no, si può sempre firmare, ma continuo a pensare che il miglior modo per sostenere qualcosa sia andarci, parlarne, rendere pubblica e figa un’abitudine. Passeggiare per il borgo, visitare il duomo voluto da re Ruggero II, sostare al lavatoio medievale, mangiare (benissimo!) al ristorante Ti Vitti, che fra l’altro ha un’ottima cantina e pure una birra artigianale, ovviamente locale, fatta a Vittoria, e magari leggersi o rileggersi Il sorriso dell’ignoto marinaio: mi piace pensare che qualcuno, passando di qua e leggendo le mie sperticate (e mi sto contenendo!) considerazioni, decida di programmare due giorni in omaggio al maestro Consolo. Un silenzioso, personale, modesto e inadeguato, postumo ma forse non del tutto inutile surrogato di quell’altro premio che danno a Stoccolma.

lascari e papaveri

La seconda serata della stagione 2013/14 dei  Libri in testa è dedicata a Amitav Ghosh, alle avventure dei suoi navigatori, ai mille linguaggi che si incrociano sul mare, ai segreti alle storie e alle avventure dell’oceano indiano, insomma: a Mare di papaveri. Tutta colpa di quella lascara di Igiaba Scego, che l’ha proposto e ha scritto l’introduzione alla serata.
Siateci, vi aspettiamo.

Giovedì 23 gennaio 2014, ore 19.15
Libreria Altroquando
Via del Governo Vecchio, 82/83 – Roma
L’ingresso è libero
http://www.ilibrintesta.it

mare_di_papaveri_amitav_gosh_neri_pozza

“o forse perché è notte e vivo strani fantasmi e sogni vani che danno quell’ipocondria ben nota”

Uno: sul blog dei Piccoli maestri racconto la lettura di Tutti i giovani tristi di Fitzgerald  al liceo Cavour, uno dei migliori incontri mai fatti da quando sono piccola maestra.

Due: sul blog di Valentina Aversano si inaugura la rubrica hornbyana “Cinque libri”. Comincio io con i cinque libri che mi hanno fatto venire l’insonnia. Fossimo sul tuitter direi: #FF, seguitela, lei e la rubrica.

Tre: si parla d’insonnia e una canzone di notte ci sta sempre bene.