favole tristi

Qualche settimana fa è uscita l’edizione italiana del Fiction Issue 2013 di Vice.
Per leggere tutto ciò che di bello contiene (tipo un racconto di Violetta) serve l’edizione cartacea. Il mio racconto invece, che s’intitola Via della Devozione, oltre a essere su carta è anche on line, con foto di Ye Rin Mok.

Qualche giorno fa, dopo cinque mesi dalla morte, a Santa Maria del Gesù si sono potuti svolgere finalmente i funerali di Andrea, cui il racconto è dedicato (chiedo scusa per la confusione sul cognome: probabilmente erroneamente, in estate alcuni giornali riportavano Olivero anziché Quintero).

Letto il racconto, qualcuno mi ha scritto per dirmi di averci ritrovato un quartiere, qualcuno personaggi che crede di conoscere o di aver conosciuto. Qualcun altro mi ha scritto solo “hai scritto una favola triste”, ed è stato un bel commento.

Andrea
Andrea

trasformare la neve in granita

Nella raccolta che si apre con quel pezzo meraviglioso che è Come si può essere siciliani? e con la sua insuperabile risposta, «con difficoltà», c’è un brano in cui Sciascia si concede, cosa abbastanza rara, qualche momento di nostalgia. Per esempio:

Chi si ricorda più della neve che i carretti portavano giù dalle neviere di montagna, coperta di sale e paglia, e di cui per le strade si gridava la vendita e dalle case si accorreva a comprarla a refrigerio delle mense estive? Due soldi di neve, quattro soldi: e la si metteva nell’apposito incavo di certe bottiglie (non ne ho più viste in giro), a far fresca l’acqua, a rendere quei fortissimi vini rossi all’illusione della leggerezza. Mezza lira di neve poi bastava a gelare quell’insieme di acqua, zucchero, limone e bianco d’uovo battuto a schiuma, che era la granita: la granita di una volta che ancora, fortunatamente, in qualche paese fuori mano è possibile trovare.

(Leonardo Sciascia, C’era una volta il cinema in Fatti diversi di storia letteraria e civile, Sellerio, 1989 – oggi è disponibile l’edizione Adelphi)

Leggo e penso alla fessaggine della mia isola: solo ai siciliani si poteva vendere la neve come un bene esotico. Poi alla genialità utilitarista della mia isola: solo i siciliani potevano pensare la neve per quel che in effetti è, ovvero materiale da granita.
Poi penso che io sono di Messina, e modestamente le nostre granite non hanno niente a che fare con le poltiglie che il povero Leonardo si sarà dovuto sorbire a Racalmuto.

sciascia fatti diversi di storia letteraria e civile

Reds! Canzoni di Stefano Rosso, il disco bellissimo di Andrea Tarquini

Il 17 settembre 2008 me lo ricordo perché sono andata al funerale di Stefano Rosso a Santa Maria in Trastevere. E dove altro, se non a due passi da Via della Scala, nelle strade che cantava e conosceva e viveva come nessun altro? Dentro, in chiesa, ho pensato che al quartiere da quel giorno in poi sarebbe mancato qualcuno.
Ero lì, negli ultimi banchi, a rubare ricordi che non mi appartenevano (il figlio raccontava che negli ultimi giorni il papà malato scherzava su un abbonamento televisivo da fare “a babbomorto”) per innaffiare i miei, quelli di una bambina in macchina nei primi anni Ottanta che sentiva cantare da un altro papà Una storia disonesta e Bologna ’77.
Sono pochi i dischi che mi porterò dietro da questo 2013, il più importante è Reds! di Andrea Tarquini, che ancora accidenti non sono riuscita a sentire dal vivo anche se suona spesso qui a Roma, e se dico “un disco di cover” immediatamente voi storcete il muso, e in effetti lo storcerei anche io che con le cover bisticcio spesso, però invece non c’è nessun muso da storcere perché Tarquini canta Stefano Rosso con la grazia e il rispetto di chi lo ha incontrato davvero, senza fargli il verso ma senza neanche devastarlo in libertà. Ecco, se ci fosse un corso su come si fanno le cover (e ce ne sarebbe davvero bisogno, di un corso del genere), metterei Reds! tra i dischi di testo obbligatori.
Due cose soltanto: in E intanto il sole si nasconde c’è l’inaspettata seconda voce di Luigi “Grechi” De Gregori. E poi la foto stampata sul cd è di quelle che ti restano nel cuore.
Occhei, terza cosa. A metà disco la mia canzone preferita, da repeat all’infinito: Ancora una canzone. A metà canzone la strofa che chiude il cerchio con Trastevere. O con quella bambina degli anni Ottanta, che differenza c’è.

E ho fatto un viaggio ch’è durato mezza vita
ho conosciuto donne, amici, anche papà
che se n’è andato che non era già finita
io ci ho perduto un padre, lui un bel po’ d’età.

REDS-Canzoni-di-Stefano-Rosso

Bonus track di questo post:
Alcuni video di Tarquini su Reds!;
Ancora una canzone in originale cantata da S.R.;
Un documentario di Simone Avincola su Stefano Rosso, l’ultimo romano.

I libri degli altri

– Pietro Citati: «Qualcosa di Calvino non mi piace. Non mi piacciono molto Le cosmicomiche. Anche se poi ho visto, e l’avevo completamente dimenticato, che l’avevo presentato allo Strega. Be’, era pur sempre Calvino»;

– Paolo Di Paolo: «A Calvino sarebbe piaciuto il presente?»
Citati: «Mah, il presente non piace a nessuno»;

– Citati: «Per Calvino la letteratura era un fatto mentale»
Di Paolo: «Perché, può essere altro?»
Citati: «Be’ sì, per Gadda era un anche un fatto di furori»;

– Citati: «Calvino era completamente incerto e perplesso rispetto alle donne. Le ha sbagliate tutte, infatti era fedele agli amici»;

– Citati: «Non aveva sentimenti. Era più complesso e matematico di un sentimento»;

– Citati: «Le Fiabe italiane sono il miglior testo scolastico in circolazione. Pasolini non capiva perché Calvino le avesse tradotte dal dialetto, non capiva che la loro forza è proprio l’italiano».

[Appunti scarabocchiati a penna sul numero di Orlando esplorazioni¹ dedicato a Calvino ieri durante la conversazione tra Pietro Citati e Paolo Di Paolo alla Biblioteca Nazionale]

La mostra, I libri degli altri, fino a gennaio 2014, è piccina ma sufficiente a riempire di senso una carrettata di parole altrimenti retoriche quando si parla del lavoro editoriale di Calvino: generosità, passione, ostinazione, selezione, cura. E poi ancora: eleganza, fiducia, mestiere.
C’è tutto questo, a ben guardare, nascosto in certi commoventi risvolti anonimi².

calvino

¹ Per sapere qualcosa sulla rivista, la presentazione di Paolo Di Paolo su Rai Letteratura. In questo numero dedicato a Calvino si scopre, tra l’altro, che Michele Mari nel 1973 illustrò Il visconte dimezzato.

² Qui si nasconde una preghiera a Santo Italo Calvino, protettore di noi che in gioventù abbiamo fatto la scuola delle quarte (non intese come elementari) e dei copertinari. Noi, che quando per la prima volta abbiamo messo una firma sotto qualcosa che avevamo scritto ci siamo stropicciati gli occhi perché nun ce se credeva.

#nonsololibrario

Quando ho aperto il Librario dell’Avvento un po’ lo prevedevo: 24 giorni sono assai, ma pur sempre un numero finito.
Per cui, mentre all’undicesimo giorno parlo del Librario a Rai Letteratura con la magliettina fitzgeraldiana fresca di fiera e le vocali che sapete, mi son scappati altri due consigli di strenne.
Si trovano su due siti belli belli in modo assurdo e sono: una fiaba da piangere su Lenciclopop e un Saramago in versi sempre da piangere su Sad Books.

Invece per la serie #isacchidibabboNataledeglialtri, libri imperdibili e imperdibilmente consigliati in un post di Andrea Storti e in un altro post di un certo Chagall – defunto ma per fortuna non troppo.

Infine, direttamente da Più libri più liberi 2013, un album di minimum fax pieno di consigli subliminali. Tipo questo.

nadia terranova minimum fax

il librario dell’avvento

In realtà io il calendario dell’Avvento quando ero bambina non l’ho mai avuto, non lo conoscevo neanche. In Sicilia, o almeno a casa mia, le festività di dicembre erano quattro: santa Barbara perché è il nome di mia nonna e anche se non era rosso sul calendario era ed è rosso per tutta la famiglia; l’Immacolata perché si faceva (e faccio ancora) l’albero; santa Lucia perché si mangia il pane messinese di santa Lucia (anche ora che sono emigrata c’è chi me lo surgela per farmici ingozzare in differita); il ventiquattro_venticinque che vabbè sono due ma è un giorno solo e lo sappiamo. Gli altri numeri sul calendario non avevano niente di speciale: certo non qualcosa che meritasse un cioccolatino la mattina.
Dicevo, io il calendario dell’Avvento l’ho avuto per la prima volta a vent’anni, quando studiavo in Germania, e mi è piaciuta subito quella cosa di aprire una finestrella appena sveglia e ho pensato che se l’avessi avuto da bambina la cioccolata l’avrei mangiata tutta non dico subito, perché per un po’ il gioco mi avrebbe divertita, ma che ne so, intorno al quindici del mese, quando – passata la novità del momento e troppo lontana l’attesa della fine – quell’appuntamento regolare mi sarebbe diventato snervante.
E allora quest’anno ho pensato che si poteva usare la stessa formula per fare un calendario di libri, un librario, con un libro al giorno fino a Natale, pescando tra quelli che mi erano piaciuti tantissimo e di cui non avevo avuto modo di parlare abbastanza. Mi son data tre regole: sono libri di cui non ho già scritto qui sul blog o altrove, che sono usciti in Italia nel 2013 e che sono piaciuti a me. Avrei voluto scrivere qualcosa su ognuno di loro ma poi mi son detta che era meglio farli parlare da soli, come loro avevano parlato a me. Mi sono divertita a scegliere una frase o un brano e mi sono messa da parte, com’è giusto che sia.
Durerà ventiquattro giorni, poi resterà on line e chissà magari tornerà il prossimo anno. Ovviamente non ci stavano *tutti* i libri che mi sono piaciuti. Qualche necessaria o involontaria omissione tornerà qui o altrove, cercherò il modo di scusarmi con lei.

http://nadiaterranova.tumblr.com/
http://nadiaterranova.tumblr.com/

[Grazie anche qui a Oscar Sabini che ha creato su mia richiesta e in pochissimissimissimi giorni la casetta della testata e a Ofra Amit cui ho rubato ancora un’immagine del nostro Bruno per l’avatar. Gli illustratori sono persone che pensi meno male che esistono, sono tipo dei maghi o dei prestigiatori, posso solo ringraziarli con questa cosa inferiore che sono le parole].