«Il muro che li separa è solo un incidente»

Si dice di tanti libri che ti stanno addosso e non se ne vanno più, tuttavia sono passati dieci giorni e io continuo a pensare ai personaggi di Stanno tutti bene tranne me di Luisa Brancaccio, appena uscito nei Coralli Einaudi, come a persone che una volta ho conosciuto e mi aspetto di incontrare da un momento all’altro.
Stanno tutti bene tranne me parla di due dolori che fanno molta strada per guardarsi in faccia. Vengono da due universi diversi: c’è Margherita, che ha subito un dolore arrecato, e il suo vicino di casa, vittima di un dolore accaduto. Luisa Brancaccio si ferma in quello spazio vuoto tra il secondo (di cui di solito si chiede conto a una divinità, alla finitezza umana, alla filosofia) e il primo (che dovrebbe essere materia di giustizia terrena) e grazie alla letteratura, che può occuparsi di entrambi e della loro impossibile relazione, scrive nelle ultime pagine il compimento di un libro meraviglioso.
Non ci sono solo questi due personaggi, che pure si prendono gran parte del romanzo. Ci sono anche, e a volte soprattutto, uno psicoanalista in pensione, una ragazza che fa molte domande, un cane, anzi due cani, un figlio, anzi tre figli, un marito e i suoi equilibri infernali, una madre che non è più madre, una gemella facente funzione di confessionale, case, terre, tappeti e giardini sinergici («L’orto di mia moglie ha spalancato un abisso fra noi», dice qualcuno, e chi gli sta davanti, subito: «Lo so. È brutto quando è così» – e tu resti là incerto se ridere, piangere, urlare machecazzodici, esattamente come nella vita, esattamente come quel qualcuno).
Oltre a parlare come parliamo davvero, i personaggi di Luisa Brancaccio leggono come leggiamo davvero: per stordirci, per scoprire qualcosa di chi abbiamo accanto, per proteggerci – quasi mai per avere una risposta a una domanda difficile o, per amor di dio, per istruirci (può anche accadere ma è un effetto, mica lo scopo).
Al servizio delle storie delle vite degli altri c’è la scrittura di Luisa Brancaccio, il suo talento perfetto. Quando sono arrivata a metà, quando il dolore distrugge ogni cosa e l’evento scardina cinque vite in una volta, e ho letto «Questo momento spacca la vita di Margherita in due» ho pensato che non sono molti gli autori che possono permettersi questa frase senza farla sembrare una didascalia. Semplicemente, quella frase risuonava nella sua verità in una scrittura che niente concede alla ridondanza.
Poi, dopo essersi spaccate a metà insieme a Margherita, le storie di tutti continuano. Non si sovrappongono, non si incrociano, semplicemente ci raccontano ognuna un pezzo di mondo, andando a costituire un romanzo (ora che l’autrice di short stories per eccellenza ha vinto il Nobel, ora che si può smettere di considerarlo un genere minore, ora un paragone al contrario si potrà fare?) avvincente e imperdibile come una raccolta di racconti.

luisa brancaccio

4 thoughts on “«Il muro che li separa è solo un incidente»

  1. Tu e i tuoi commenti così ‘serpenteschi’ che strisciano nel mio cervello, ne prendono possesso e decidono di VOLERE ASSOLUTISSIMAMENTE questo libro.
    O forse riesco a trattenermi fino al mio compleanno… non manca poi molto, in fondo. 😉

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