tre dita, dodici secondi, un designer renitente

Dice Bill Gates, quindi, che Ctrl+Alt+Del è stato un errore. Dice che quando tutto si impalla è terribilmente faticoso che per uscire e riavviare servano tre dita, è inutilmente fastidioso che per resettare ci si debba ricordare l’abracadabra. Che ne basterebbe uno solo, sia di tasto che di dito. Che se una cosa è finita è finita e il resto è noia, cioè perdita di tempo.
Eppure dice che in giro ci sono dei groupie della contorsione carpale, gente che si fa autografare le tastiere da David Bradley (il designer che non ha dato a Gates il tasto unico). Senza arrivare al groupismo, dice che c’è gente che se per caso arriva qualcuno a dire “adesso vediamo chi è il primo gonzo che ha pensato alla metafora” quella gente là si vergogna tantissimo di essere la gente gonza, si vergogna tanto che nemmeno lo dice (magari lo scrive su un blog). Sarà, credo, gente affezionata a quei dodici secondi e tre dita attorcigliate in cui ti vedi scorrere tutto il computer davanti – com’era quella cosa del film, quando muori? – che forse non è la metafora di niente, forse è solo una piccola morte, di quelle cui ti sembra di aver bisogno per riflettere su qualcosa, ma tre tasti passano veloci (certo non come un tasto solo, ma veloci abbastanza da esserti fatto la domanda e non esserti dato la risposta) e di quella piccola morte ti dimentichi subito. Almeno fino all’impallo successivo.

ctraltdel

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