Perché Bolaño è Bolaño

Perlopiù le storie di Roberto Bolaño funzionano così: c’è un personaggio che racconta la sua storia e di solito parte dalla sua infanzia condendola di dettagli che non sembrano avere a che fare con la trama successiva; questo personaggio si parcheggia a ridosso dell’età adulta (diciamo tra i diciotto e i trent’anni), spesso fa lo scrittore o il poeta o l’attrice di film porno o lo spacciatore o il/la delinquente; quindi con meditata leggerezza commette qualcosa di turpe (un omicidio, una rapina, il tentativo di uno dei due) e a causa di ciò diventa grande. A volte il protagonista non commette un delitto ma si limita a registrare il crollo di un suo mito, sia esso uno scrittore famoso che si iscrive ai concorsi letterari di provincia per pagare le bollette, un’attrice più bassa di quanto sembrava nella scena più perfetta di un film perfetto o il boss più temuto di Mosca. Di solito questo mito più che crollare si asciuga, si ritira gradualmente, in una sorta di inesorabile strazio. Una struttura perfetta che si ripete in molti  racconti di Chiamate telefoniche, che a loro volta richiamano la struttura di Un romanzetto lumpen, che tutti insieme formano l’unica morale che si può cogliere dalle storie di Bolaño: per crescere dovrai sbagliare; sbaglierai moltissimo che più non si può; sbaglierai da solo; se hai un eroe, anche se l’hai preso al discount, esso eroe si rileverà inservibile; in ogni caso tu imparerai che pur avendo sbagliato lo sbaglio più grosso della tua vita, in essa tua vita non è cambiato nulla.
Quello che fa di Bolaño Bolaño, però, non mi pare sia ancora questo, almeno non del tutto. Probabilmente non sarei riuscita ad astrarmi dalla logorrea che correva oggi fra i miei vicini di treno se non avessi potuto arroccarmi ridacchiando su frasi come «I cattivi poeti generalmente soffrono come animali da laboratorio, durante la loro prolungata gioventù» o «certe mattine in cui mi sentivo particolarmente ispirato non disdegnavo il nuovo cinema erotico messicano o il nuovo cinema dell’orrore messicano, che sotto sotto erano la stessa cosa».
Ecco cosa fa di Bolaño Bolaño, questo involucro di leggerezza con cui vola su eventi-macigno quando non addirittura su efferati delitti o morti tragicissime; questo suo raccontare con la grazia e la verità degli sbronzi, questo atteggiamento per cui a un certo punto del racconto, proprio quando non capisci dove stia andando a parare, «si mise a cantarmi all’orecchio una canzone da ubriachi che parlava della morte e dell’amore, le due uniche cose vere della vita».

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4 thoughts on “Perché Bolaño è Bolaño

  1. Questa volta il “mi piace” è rivolto alla tua recensione, alla tua scrittura, e non all’autore che non è nelle mie corde. Ma come ne parli tu, quasi quasi lo riprendo in mano.

    1. (Grazie). Sai che ho aspettato un po’ prima di affrontarlo, inizialmente mi respingeva. Poi, leggendolo, mi ha conquistata, e proprio perché in effetti non sarebbe, almeno in teoria, neanche nelle mie corde, mi son chiesta perché ed è venuta fuori questa recensione.

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