Grazia Cherchi e le fatiche perdute

Quando dissi che avrei lavorato nell’editoria pochi mi presero sul serio, mia madre mi compatì dicendo che avrei fatto la fame e una persona mi regalò Scompartimento per lettori e taciturni di Grazia Cherchi. Avevano tutti ragione: lavorai solo per qualche anno nell’editoria (poi cominciai a scrivere – loro non intendevano proprio questo, ma vabbè), circa il fare la fame sono diventata una professionista, Grazia Cherchi è stata il mio punto di partenza e di riferimento.

Tenevo Scompartimento sul comodino, citavo i suoi aneddoti (i libri dimenticati sul tram, quei libri che tristemente nessuno ruba), la risposta a Ronchey secondo il quale “in Russia le commesse leggono Tolstoj e Turgenev perché non ci sono altre distrazioni” e Cherchi: “stando così le cose il grido di tutti è: a Mosca!”. Mi fiondai su Isherwood che non conoscevo e lei adorava. Non mi sentivo in imbarazzo a chiedere per prima cosa appena incontravo qualcuno: sì ma che stai leggendo? Le rubai la definizione di lettrice militante dietro la quale mi piaceva nascondermi, e altre sciocchezze dei vent’anni.

Poco dopo, quasi in contemporanea (la persona che me l’aveva regalato sostenne di aver dovuto già faticare per trovarmene una copia) il libro andò fuori catalogo. Continuavo a consigliarlo a tutti ma ormai non si trovava più, quindi gradualmente smisi (no, non li presto i libri, figuriamoci se sono fuori catalogo e pure un regalo).

Non si trovavano neanche il suo unico romanzo, Fatiche d’amore perdute (Longanesi), né tantomeno la sua unica raccolta di racconti, Basta poco per sentirsi soli (e/o). Di quest’ultima riuscii ad accaparrarmi una delle ultime copie in magazzino con speciali tecniche di contrabbando editoriale. Incantevole, se ci tenete a saperlo. Comunque anch’essi mai più ristampati.

Oggi di Grazia Cherchi, editor autorevole, rimpianta consulente editoriale, rubrichista di Linus, il Manifesto, Panorama, l’Unità, ottima autrice suo malgrado e controvoglia, setacciando i cataloghi dell’editoria italiana non c’è assolutamente nulla. La tristezza che mi mette questa cosa è enorme.

p.s.
Oggi si inaugura La questua, una rubrica lagnosa a cadenza quanno me pare rivolta agli editori. Altrimenti apostrofabili con: RISTAMPATELI. Se non li volete fare di carta mo avete pure l’ebook, poche storie.

cherchi

5 thoughts on “Grazia Cherchi e le fatiche perdute

  1. Una ventina d’anni fa e/o aveva pubblicato una serie di ottimi libri ungheresi che avrebbero un mercato ancora oggi. Potrebbero pubblicarli di nuovo almeno come ebook.

  2. anche per me fu libro di riferimento durante i miei pirimi passi in editoria. titolo splendido, che conserva la forza

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