a cosa servono i libri (in)felici

È colpa di Elena Stancanelli che nella recensione a Backstage racconta di un Gilberto Severini candidato al Premio Strega dal suo editore in nome di un orgoglioso e meritevole idealismo, e di lui che accettò «per un minimo di illusione» ma soprattutto «per educazione».
È colpa di Elena Stancanelli che definisce Gilberto Severini uno scrittore «provinciale, sottovalutato, imperdibile e molto commovente» e penso che se qualcuno mi definirà mai così potrei morire in pace.
È colpa di Elena Stancanelli che sintetizza l’ultimo non-romanzo di Severini come il racconto «di quanto può essere magnifico mancare ostinatamente il bersaglio» e allora lo compro, io che mi sono fissata sulle parole di Guccini, se sia poesia autocompiaciuta o verità universalmente riconosciuta che perdere ogni tanto ci ha il suo miele, visto che ultimamente lo trovo anche scritto su tutti i muri.  

Pigneto
Pigneto

E così, Backstage. Si comincia.

Si comincia facendo pulizia. Sul piano di legno nero della scrivania restano un computer portatile, un orologio e una brocca d’acqua. Questo confortante ordine non dura molto: se consulto un volume, lo lascio in un angolo immaginando di doverlo usare ancora, se serve un’agenda dimentico di metterla a posto. Con l’arrivo dei quaderni di appunti, a cui prima o poi si aggiungono foglietti volanti, lo spazio diventa ingestibile. Il tavolo resterà così anche a lavoro finito, sino al giorno in cui deciderò di cominciarne uno nuovo.

È sempre confortevole un incipit che parla di te. Vediamo cos’altro ha da dirmi questo Terranova Severini, perché ci vorranno un po’ di pagine prima di avere la lucidità per un primo giudizio (prendere le distanze dall’io narrante non è il mio forte). Pagine in cui Terranova Severini dirà quello che penso sulle vignette di Altan (quelle che raccontano l’epoca in una sola battuta), sulle canzoni di Dalla (Sono al secondo gin tonic. Le canzoni di Lucio Dalla. Certe domeniche […] ascoltandole in sottofondo mentre scrivevo con la Olivetti Lettera 32 [occhei, magari]. Si esce poco la sera, compreso quando è festa. Il tarlo è tornato subito), sul vero e il falso (Com’è vera la Rimini di Fellini sotto la neve, nella nebbia, al Grand Hotel. Tutta ricostruita in studio: fintissima), su scatti e autoscatti nell’epoca della condivisione immediata (Sono tutti fotogenici. La natura s’è adeguata al mezzo). Fortuna che poi parla di Livigno, delle colline marchigiane, di Osimo e Ancona dove pure spesso m’è capitato di andare e che m’è capitato di amare, ma ovviamente da ospite e non con la forza di chi c’è nato. Fortuna, dicevo, così Terranova Severini finalmente può dividersi: Terranova può tornare la solita Terranova e Severini quel maestro di Severini.

Ineccepibili le pagine in cui racconta il passaggio dal diario alla narrativa, la differenza tra il vago desiderio di scrivere e un utile apprendistato alla scrittura, con un esempio che proporrei di tatuare a inchiostro su tutte le Smemorande: I soli diari utili sono quelli densi di fatti, di frasi ascoltate, di persone descritte, di dettagli. “Mi sento triste come la luna” è un possibile verso di una canzonetta, ma non se ne ricava una riga di racconto. “Ho ancora i brividi dopo aver parlato con lei cinque minuti” non va bene nemmeno per una canzonetta. Troppo lungo.

Arrivo alla fine di questa lettera di Severini al suo editore senza una risposta alla mia domanda: insomma, maestro (immagino quanto storcerebbe il naso a sentirsi chiamare professionista dell’insegnamento, qui ci starebbe un’altra sua citazione, ma non posso citarvi tutto il libro), ma allora che sapore ha per davvero perdere? E vincere? Se un libro meraviglioso desse risposte, non sarebbe meraviglioso. C’è un’immagine, però, che mi farò bastare a lungo. Parla di Franco Scataglini, il suo amico poeta, che divenne bello con i primi riconoscimenti importanti – no, non è questa, anche se potrebbe in effetti, ma sì, sceglietela voi, l’altra era: Indossa un’elegante camicia bianca e i dubbi dei vincitori.

2 thoughts on “a cosa servono i libri (in)felici

  1. No. Non mi ispira. Non mi ispirano i libri che parlano di memorie quotidiane, che rimunginano sul passato recente (forse non è questo il caso, ma è la sensazione che ho avuto leggendo questo post).

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...