“e i pazzi siete voi”

Fa uno strano effetto essere sulla bocca di tutti, anche dell’ottimo Michele Serra, non più per quei quattro motivi per cui di solito ciò accade. Parlo per la mia Messina, di cui la stampa si occupa per i soliti motivi: la mafia babba, qualche regolamento di conti universitario, la vivibilità (si è sempre giocata il posto di ultima città d’Italia), il Ponte e il NoalPonte, pronunciato così, tutto attaccato.
Fa effetto essere sulla bocca di tutti perché il 24 giugno 2013 è diventato sindaco l’uomo che undici anni prima, il 24 giugno 2002,  si era arrampicato sul Pilone. Simboli della città, sia quell’uomo che il Pilone: il primo in quanto rompiballe certificato, in prima fila da sempre su ogni battaglia concreta, dalla legalità all’ambiente, non in quel modo vacuo e trito a cui la retorica dell’antimafia ci ha abituati bensì con la propria voce, la propria faccia e l’ostinata presenza sostenuta da un amore furioso per una città continuamente offesa dai suoi stessi abitanti; il secondo in quanto epicentro di uno dei luoghi di mare più amati della città, quel punto miracoloso dove si baciano lo Ionio e il Tirreno, dove le navi traghetto passano e la Calabria è così vicina che ti sembra di poterla raggiungere con poche bracciate (e qualcuno ogni tanto lo fa).

u Piluni
u Piluni

Ho saputo che Renato Accorinti sarebbe diventato sindaco il giorno in cui, trovandomi a Messina per caso (non abito e non voto più lì, pur scappandoci quando posso), ero andata al Salone delle Bandiere, in Municipio, il giorno della sua candidatura ufficiale. Mi ha fatto subito un effetto straniante vederlo lì, uguale a ogni volta che l’avevo visto nelle situazioni più diverse, con la voce ferma e la sicurezza limpida di chi è nel giusto. Così come era stato mal sopportato prima, spesso allontanato dai luoghi ufficiali con la spocchia che di solito usano gli impettiti su coloro che ritengono freak, era mal sopportato anche allora e qualcuno lo ascoltava con il sopracciglietto alzato (“parla, parla, ché tanto aunni vai“). Pensavano che era impossibile, quindi non l’hanno fatto. Ma il pensiero laterale (altro che inconscio, ma quale inconscio) è più coraggioso di quell’altro, a volte.

non lo sapevano
non lo sapevano


Da uno che si arrampica sul Pilone ci si doveva aspettare il bum, mi spiace per loro che non l’hanno visto subito, in un ballottaggio già anomalo per Messina – un piddino contro un anarchico, una roba che se da bambina me l’avessero raccontata come fiaba per la buonanotte sarei rimasta sveglia per l’eccitazione fantasiosa dell’inverosimiglianza, che assurda fiaba per una città che è sempre stata sul cuor del fascismo, trafitta dal pentapartito negli Ottanta e folgorata da una 
FozzItalia che in Sicilia marciava al ritmo di 61 seggi a 0, una FozzItalia scritta e pensata così, tutto attaccato.

Messina uno slancio l’ha avuto alla fine degli anni Settanta, con un curioso movimento di energie, la nascita di una libreria storica, un nucleo di ragazzi del Settantasette che fecero delle scelte particolari con una convinzione precisa. Allora, tra gli appartenenti ai diversi movimenti e partiti, nella minuscola eppur frammentatissima sinistra extraparlamentare cittadina, Renato Accorinti era già Renato Accorinti. Pacifista, non violento, caratterizzato da una spiritualità su cui ora si gioca tanto a mettere l’accento. A me fa sorridere questa contrapposizione tra il sognatore e i concreti, tra il pazzo e i savi. Perché l’atmosfera generale di malcontento in quella sinistra che ha sostenuto l’altro candidato trapela nei “vabbè, sì, ora vediamo che sa fare”, perché loro sì che sono i savi, mentre Renato è quello strano, quello che “eh, ma la politica è un’altra cosa”.

Io credo che sia esattamente l’opposto. Non solo perché a noi siciliani Pirandello ha già insegnato chi sono i savi e chi sono i pazzi, tra i doppiopetto e i rompiballe. Nemmeno per la fricchettoneria del piede nudo (lo scrive una che non si toglie le scarpe neanche a ferragosto, che non metterebbe le infradito in città per tutto l’oro del mondo), ma perché Renato Accorinti è certamente questo ma non è solo questo, anche se piace descriverlo come un freak, perché fa scena e va bene così. Anche se basterebbe anche a chi non è di Messina dare un’occhiata a Wikipedia per avere almeno un elenco delle sue lotte, dalla fiera campionaria ai traghetti, dai parchi agli approdi, per capire che è parecchio sciocca quella contrapposizione fra una presunta macchina efficiente della rialpolitìk (pensata e pronunciata così, tutta attaccata) e i sogni di un presunto idealista. Perché, banalmente, quella macchina presunta efficientissima che per quarant’anni ha tenuto Accorinti ai margini con l’aria accondiscendente del papà con il figlio piccolo non è stata tanto efficiente, dato che la città ha la mannaia del default tra capo e collo, il sistema dei trasporti collassato e un’urbanistica allo sbando. Quella macchina era efficientissima, sì, ma ad autoalimentarsi, scordandosi, a poco poco, di alimentare anche i cittadini. E, sorpresa, il figlio scemo che puntava il dito non è mai stato né scemo né folle.

Ha vinto un uomo nato nel 1954 contro uno nato nel 1972. Tutti i ventenni di sinistra di mia conoscenza hanno votato il primo, senza ombra di dubbio e apostrofando lo sfidante con quelle parole un po’ cattive che riservano i giovani veri a chi, giovanile e non giovane, si ritrova arruolato nel triste ruolo di giovane che i partiti affibbiano a chi, di solito, vogliono bruciare. Lo sfidante di Accorinti ha la faccia pulita ma la mia generazione, scialba e piatta, pur nelle sue manifestazioni di onestà, ha perso di nuovo. Ha vinto, a Messina, quella generazione che nel 1977 aveva portato un’istanza diversa. Ha vinto più di trent’anni dopo (e quindi storicamente non ha vinto, ma lasciateci godere la soddisfazione, sì, anche a me che di quella generazione sono figlia e con la mia non sempre ho molto a che spartire), dopo che quelli che li avevano trattati come dei freak proclamandosi, loro sì, gli affidabili, sono morti di elefantiasi, senza aver cambiato una virgola ma al massimo muovendo qualche pedina provvisoriamente buona all’interno di una logica decrepita, spazzata via da internet, dai voti dei rioni popolari, dal ribaltamento della prospettiva, dalla stanchezza che loro stessi portavano. Una logica che qualche giorno fa io e due settantasettine di mia conoscenza, in una macchina tappezzata di adesivi per la campagna elettorale Renatosindaco, scritto e pensato così, tutto attaccato, a Messina, mentre abbassavamo il finestrino lasciando entrare l’aria fresca, l’aria di mare, riassumevamo così: prima prendevano i pacchi di pasta e li votavano, ormai prendono i pacchi di pasta e manco li votano più, tanto sanno che non hanno fatto niente. Hanno votato Renato, perché sanno che farà qualcosa. Renato, il concreto. Pensateci, prima di dire freak.

5 thoughts on ““e i pazzi siete voi”

  1. conosco Accorinti dal 77/78,: è uno dal pensiero e dalla camminata di lunga durata, uno che a fine anni Settanta si iscrive al Movimento Nonviolento di Aldo Capitini, con tutto quel che significa quella cultura, minoritaria all’apparenza, ma mai timorosa di restare in minoranza…

  2. A quei tempi si era obbiettori di coscienza al servizio militare, prima che fosse approvata l’attuale legge sul servizio civile. Inviare all’ufficio “Levadife di Roma” la propria istanza di obiezione di coscienza, in un periodo in cui non esisteva il servizio civile sostitutivo, poteva significare il carcere per diserzione agli obblighi di leva. Eravamo giovani e un po’ pazzi (forse), ma con la creazione della Lega Obiettori di Coscienza e la diffusione capillare di un foglio informativo a livello nazionale, diventammo una forza di opinione importante che costrinse il Ministero della Difesa ad indietreggiare sulla difensiva. All’interno della L.O.C. vi era tutto il mondo pacifista italiano, ed Aldo Capitini fu un esempio stupendo per tutti. Un’altra realtà importantissima e un po’ dimenticata o poco conosciuta fu la “scuola di pace” nata nell’eroica Valsusa che diede gran filo da torcere a militaristi ed esercito, accusandoli di essere una scuola sistematica della violenza. Cosa inconcepibile ai tempi di Don Milani, di Papa Giovanni, di Martin Luther King, del Mahatma Gandhi, e tanti altri esempi che univano sotto la bandiera della non violenza persone diverse dal punto di vista politico, ma convinte che ” la libertà e la non violenza erano eterne e vive come le montagne” e ci avrebbero aiutato a cambiare il mondo. Con Renato abbiamo condiviso tante battaglie fino a questa ultima fatica durata 25 anni contro il famigerato “ponte”. Molte battaglie vinte, dalla legge sul servizio civile sino allo scioglimento della Soc. Stretto di Messina. Molte altre ancora da vincere, come questa importante sfida per dare vita e splendore ad una città in stato di asfissia come Messina. Credo che questa sarà particolarmente dura perché il vero nemico è la terribile congiuntura economica e la mancanza di partecipazione e di responsabilità dei suoi abitanti. Bisognerebbe inventarsi una città azienda ad azionariato diffuso in cui ogni cittadino maggiorenne investe e partecipa agli utili di un progresso autocostruito ed autogestito per il benessere di tutti. Chissà che non sia arrivato il momento di cambiare finalmente le cose. Io sono nato e vivo dall’altra parte dello Stretto, a Cannitello, ma Messina me la sento mia, è il mio orizzonte che vedo ogni mattina. Siamo sempre stati un unica grande realtà socio economica e culturale, speriamo anche questa volta di restare contagiati.

    piero idone – Villa San Giovanni P.S. : L’articolo è molto bello!

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