a tua moglie, ma pure a te, e a te, e a te.

Una volta qualcuno mi ha detto che quando facciamo un sogno siamo tutti i personaggi, non solo il protagonista a cui abbiamo affibbiato un nebuloso, onirico *io*. Mi ricordo d’aver pensato che è quello che succede con i migliori libri, film e storie, quelli che non dimentichiamo mai più. D’aver pensato per esempio che con tutto l’affetto per la pregiudiziosa Lizzy e l’orgoglioso Darcy di Orgoglio e pregiudizio io mi son sempre sentita più quel padre sarcastico e pigro che guarda il mondo dalla poltrona della sua biblioteca, convinto di sapere tutto della vita mentre la vita lo sta fregando alla grande.
Nei Mariti delle altre di Guia Soncini difficile dire di quale personaggio non abbiamo mai avuto traccia (non solo attorno a noi, dico proprio dentro, anche solo per cinque minuti): il tradente ovvero il marito dal pessimo carattere, la tradita ovvero l’eroina d’una tragedia ridicola, la tradinnescatrice ovvero l’altra, la sfasciafamiglie, quella che rovina matrimoni altrui finché, dopo che lui lascia la moglie, si ritrae con un «Eh ma io no» degno della miglior Stefania Sandrelli in C’eravamo tanto amati. Pensavo, leggendo, che non conoscevo una sola persona cui tutti e tre questi personaggi non avrebbero detto qualcosa senza chiedere permesso, dunque sotto forma di pugno nello stomaco o colpo alla schiena, e che perciò non avrei avuto dubbi su cosa regalare a Natale più o meno a chiunque. Pensavo che è vero, in certe storie siamo i personaggi ma anche gli oggetti e i luoghi: la chiesa del funerale dove le donne si guardano storto per legittimare chi sia la vedova del morto, la moglie o la concubina (no, non in un Sud di inizio secolo scorso ma in un Centronord urbano di un paio di decenni fa, probabilmente anche sotto casa tua in questo momento), l’elegante casa in centro con dettagli mobiliari kitsch che urlano “provincia” più di qualsiasi accento, il fondotinta in eccesso sulla pelle di nostra madre, le tapparelle in luogo di persiane in un appartamento da neoscapolo durante una fuga triste e breve come il papato Luciani.
La costellazione della triade dei Mariti è fatta dei riferimenti musicali, cinematografici e sociali di chiunque legga (se ce li ha perché ce li ha, se non ce li ha perché gli vien voglia di appuntarseli e rimediare): la migliore Monica Vitti, la Laura Morante di Turné, Scirocco e Madame Bovary di Guccini, Macramè di Fossati, Petraeus e la sceneggiatura di corna che la cronaca ci ha appena regalato. E poi le risate, il ghigno che scappa per forza ricacciando nello stomaco quel pianto amaro che farete finta di ignorare salvandovi finché potete, fino, diciamo, all’ultima pagina. Un libro vero sulle corna, vostre, di vostro padre, di Ugo Tognazzi non potrà mai essere né stucchevole né melodrammatico, perché chiunque le abbia attraversate almeno una volta (cioè chiunque, punto) sa che il loro elemento più autentico è il ridicolo. Lo sarebbe, stucchevole e melodrammatico, se volesse raccontare il tradimento e il dolore come uno s’immagina che debbano essere raccontati, non come sono per davvero. Se conoscete Nora Ephron (citata in una conversazione all’inizio del libro) sapete già di quanta ironia è capace una genia cornuta; se leggete il libro di Soncini saprete di quanta ironia è capace una genia figlia di cornuta (paracitazione ma basta: mica posso anticipare tutto).
E insomma mentre mi coprivo lo sghignazzo con una mano e mi asciugavo le lacrime con l’altra sapevo che qualsiasi riga avessi provato a buttar giù sarebbe stato niente in confronto alla delizia di due notti d’insonnia e una mattina rubata per centellinarmi la lettura, e che però due cose almeno le avrei volute dire. Intanto, che in un mondo letterario di ringraziamenti a fine libro rivolti a mariti e mogli definiti pazientissimi (e tu sei lì che pensi: sai le corna che ti ha fatto nel frattempo), la dedica “A tua moglie” è il miglior biglietto da visita del secolo. La seconda è che i libri di Soncini io li ho letti tutti, perché di solito quando mi piace o non mi piace qualcosa e non so perché lei è lì che me lo spiega, ma questo libro qui – mi bullo di averlo sospettato da prima di leggerlo – è il più nudo, il più imbarazzante, quello che lo finisci e non vuoi più pensarci ma proprio “nun se leva”, il più candidamente offensivo, quello che ogni due minuti salti su e “mica dirà a me” e invece sempre sì, il più duro, il più bastardo a tradimento e quindi senza ombra di dubbio il più bello di tutti.

mariti altre

(in libreria il 9 gennaio;l’ebook in tre puntate per gli impazienti)

3 thoughts on “a tua moglie, ma pure a te, e a te, e a te.

  1. Quindi tu, avendolo letto, stavi tra gli impazienti?…
    “Pensavo che è vero, in certe storie siamo i personaggi ma anche gli oggetti e i luoghi”; ecco, questa descrizione mi ha quasi conquistato, sulla via della lettura. Intanto, vado a ingrossare la lista dei desideri.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...