“Soprattutto c’era in esso un grave sbaglio, non si accennava affatto alla paga”. [Franz Kafka e il teatro, per esempio]

Oklahoma (da America, di Kafka)

All’angolo di una strada Karl vide un manifesto con questa scritta: “Oggi dalle sei di mattina a mezzanotte, all’ippodromo di Clayton, viene assunto personale per il Teatro dell’Oklahoma! Il grande Teatro dell’Oklahoma vi chiama! Vi chiama solamente oggi, per una volta sola! Chi perde questa occasione la perde per sempre! Chi pensa al proprio avvenire, è dei nostri! Tutti sono i benvenuti! Chi vuol divenire artista, si presenti! Noi siamo il Teatro che serve a ciascuno, ognuno al proprio posto! Diamo senz’altro il benvenuto a chi si decide di seguirci! Ma affrettatevi, per poter essere assunti prima di mezzanotte! A mezzanotte tutto verrà chiuso e non sarà più riaperto! Guai a chi non ci crede! Partite tutti per Clayton!”.
C’era molta gente ferma davanti al manifesto, ma pareva che questo non trovasse molte approvazioni. C’erano tanti manifesti, e ai manifesti non crede più nessuno. E questo manifesto era ancora più inverosimile degli altri. Soprattutto c’era in esso un grave sbaglio, non si accennava affatto alla paga. Se questa fosse stata appena rispettabile, il manifesto ne avrebbe certamente parlato; non avrebbe trascurato la cosa più invitante. Non c’era nessuno che volesse diventare artista, ma tutti volevano essere pagati per il loro lavoro. Per Karl, tuttavia c’era nel manifesto qualcosa che lo attirava fortemente.
“Tutti sono i benvenuti”, era scritto. Tutti, dunque anche Karl. Tutto quello che egli aveva fatto fino allora era dimenticato, nessuno glielo avrebbe più rinfacciato. Egli aveva la possibilità di presentarsi per un lavoro che non faceva vergogna, al quale anzi si poteva essere invitati pubblicamente. Ed anche pubblicamente veniva data la promessa che egli sarebbe stato accettato. Non chiedeva di meglio, voleva incominciare finalmente una carriera per bene, e qui forse la poteva trovare. Se anche i paroloni che erano sul manifesto erano una bugia, se anche il grande Teatro dell’Oklahoma era un piccolo circo ambulante, per lui bastava. Non rilesse il manifesto per la seconda volta, ma cercò la frase: “Tutti sono i benvenuti”.

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