per Malala

Malala Yusafzai, studentessa e attivista pakistana, sguardo dritto e voce ferma, da anni rompe le scatole ai talebani su tutto, in particolare sul diritto di studio alle donne. La ameremmo anche senza ricordarci la sua età: oggi ha quattordici anni e ha cominciato a scrivere un diario per la BBC quando ne aveva undici. Martedì scorso, sul pullman che la portava a scuola, in un agguato Malala si è presa due pallottole talebane, una alla tempia e una in una spalla.
Mentre Malala è in coma, il Pakistan in piazza e io nella mia stanzetta ovattata con tutta l’inutilità di un soffocato e ottuso smarrimento, mi viene in mente una cosa che ho letto un po’ di tempo fa su Twitter. Uno scrittore italiano pubblicato da una casa editrice importante espresse una, a suo dire, urticante opinione. Poco dopo, sostenne di aver perso sei o sette follower, il che nelle sue intenzioni e in quelle dei fedelissimi che lo rituittavano con vigore era l’unità di misura dell’eroismo. Diceva proprio così, questo scrittore pubblicato da un editore importante in un paese occidentale a social network unificati: la scomodità ha un prezzo, e io sono felice di pagarlo. La sua opinione era così urticante che non mi ricordo né quale fosse né a proposito di che argomento.
Sono qui e non combino niente, come al solito. Guardo Malala e vedo le sopracciglia troppo spesse e la voce a mitraglietta che avevo io in quel periodo nefasto che è la preadolescenza. Mi chiedo se la sentiremo ancora parlare, se leggeremo ancora il suo diario, se le daranno mai un Nobel che avrebbe meritato un po’ più della UE o se a un certo punto deciderà di diventare, che so, manager o ballerina, se le sue argomentazioni continueranno a essere così limpide e meravigliose o se qualche volta le capiterà di essere ridicola come lo scrittore su Twitter o ottusa come me adesso. Mi chiedo insomma come sarà fra dieci anni, ben sapendo che l’unica cosa che conta è che si svegli dal coma e spieghi a noi, che lo siamo solo anagraficamente, come si fa a essere grandi.

6 thoughts on “per Malala

  1. Vicende come queste sono la dimostrazione, se ancora ce ne fosse bisogno, della vacuità delle religioni tutte. Il padreterno tragga le sue conseguenze.

    PS: sarai pure ottusa, ma scrivi su Malala che uno dice “ma perché io no?”. Voto dieci.

  2. L’eroismo dello scrittore italiano sa di soldatini e videogames, invece quello di Malala sta nell’azione che compie; non nella sua oziosa e letterata descrizione, tipica di certi intellettuali.
    Comunque hai scritto una cosa onesta da divulgare.
    grazie!

  3. Sì sì, avevo inteso. Quanto vorrei sapere chi sia ,lo scrittore in questione, anche se, pur avendolo intuito, credo che rappresenti un atteggiamento tipico di certi personaggi, e quindi in realtà conti poco chi sia. No?

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