ti volevo dire che non ci sono giochi che non siano perdenti

Mi ricordo esattamente dov’ero il ventitré luglio duemilaundici, quanto mi sono dispiaciuta e incazzata e poi dispiaciuta e poi ancora incazzata.
Mi ricordo esattamente anche dov’ero il diciotto novembre duemilaundici. Ero a Londra e nel pomeriggio avrei preso un aereo per tornare in Italia. Ma la mattina ero qui: nel silenzio di foglie gialle che strusciavano, a lasciarle il mio inutile saluto.

a me i reading li portano direttamente sotto casa

Sono sempre contenta quando posso fare qualcosa nel mio quartiere. E allora ci si vede martedì sera alle 21.30 insieme a bella gente; io leggerò passi di Bruno.

MELTING POT PIGNETO: letture e musica migranti

In collaborazione con l’Associazione Incontri di Civiltà

PIGNETO AREA PEDONALE

TUBA-L’INFERNOTTO-HOBO ART CLUB-CHICCEN

MARTEDÌ 24 LUGLIO

ore 21.30

Gli scrittori Igiaba Scego, Francesca Bellino, Andrea Giorgio, Rossano Astremo, Nadia Terranova, Sarah Zuhra Lukanic, Antonella Lattanzi, Carola Susani leggeranno loro testi con accompagnamento musicale.

Tuba, via del Pigneto 19

L’Infernotto, via del Pigneto 3

Hobo Art Club, via Ascoli Piceno 3

Chiccen, via del Pigneto 91

BOTTIGLIERIA PIGNETO

ROMA

[quasi diciannove luglio, più venti, punto uno]

Il fatto è che ad aver avuto un diario all’epoca dei fatti e soprattutto un [altro] blog dieci anni dopo, certe cose di ricordi e considerazioni e anatemi e correzioni e amarezze vive di offesa, tutte queste certe cose le hai già scritte.
Il fatto è che di cose, davvero ovunque, se ne sono scritte a fiocchi e che la retorica fiocca, soprattutto vestita da antiretorica. Nessuno si senta escluso, neppure tu.
Il fatto è che di cose da dire ce n’erano e cose da fare soprattutto, e qualcosa si è detto e qualcosa si è fatto, ma soprattutto molte cose non si sono né dette né fatte.
E ogni anno che passa rimane questo rimpianto che eravamo più giovani e dopo che ci avevano ferito, e infierito, abbiamo creduto giusto osar esserlo con più rabbia o smarrimento, che poi è la stessa cosa. Era pieno di soprattutto un po’ ovunque, allora. E ti resta magari solo da chiederti cos’è rimasto, se il bicchiere o il sorriso, e ti viene da chiamarla amarezza punto uno, è il tuo nome la tua storia ma tu dici non importa, e la fine del discorso la conosci già e qualsiasi cosa fosse, acqua corrente o vino, era molto tempo fa.

e pur di non lavorare sarebbero disposti perfino a lottare

Non so se poi sia andata davvero così o se a questa insurrezione abbiamo piuttosto sempre preferito la polifemesca  passeggiata attorno all’Etna. Non so neppure se sia tecnicamente così ovvero se la particolarità della regione non stia proprio nell’essere nata e non dominata dagli incroci. Però è bello che della mia isola a triangolo se ne siano occupati anche quei due signori, e dunque per la serie “ricevo e volentieri pubblico”, ecco:

“In tutta la storia della razza umana nessuna terra e nessun popolo hanno sofferto in modo altrettanto terribile per la schiavitù, le conquiste e le oppressioni straniere, e nessuno ha lottato in modo tanto indomabile per la propria emancipazione come la Sicilia e i siciliani. Quasi dal tempo in cui Polifemo passeggiava intorno all’Etna, o in cui Cerere insegnava ai siculi la coltivazione del grano, fino ai giorni nostri, la Sicilia è stata il teatro di invasioni e guerre continue, e di intrepida resistenza. I siciliani sono un miscuglio di quasi tutte le razze del sud e del nord; prima dei sicani aborigeni con fenici, cartaginesi, greci, e schiavi di ogni parte del mondo, importati nell’isola per via di traffici o di guerre; e poi di arabi, normanni, e italiani. I siciliani, durante tutte queste trasformazioni e modificazioni, hanno lottato, e continuano a lottare, per la loro libertà”.

(Karl Marx-Friedrich Engels, Opere complete, Editori Riuniti, vol. XVII, pagg. 375-376, 1860).

(Carlino, NadiettaSicula, Fede. Berlino, ‘nzacco di anni fa)