(il racconto è morto, viva il racconto #2): la stagione nell’occasione

Tutta colpa di un’altra estate, tanti anni fa. Non ho voglia di dire quanti: sono morto vecchio e vecchio sono rimasto. Mi ero illuso che venendo da questa parte uno si poteva scegliere un’età e tenersi sempre quella, come nella foto del cimitero, invece mi guardo le mani e sono rugose, mi guardo le gambe ruvide, chiazzate. Piuttosto da ragazzino, quando andavo a scuola… Ma che scuola, poi. Avviamento professionale, si chiamava: un nome infame per un istituto infame. Eravamo tutti poveri. Però avevo le gambe che per giustizia mi toccherebbero in eterno: secche, veloci e nude sotto i pantaloni corti. Con quelle gambe e la mia chiacchiera andavo dappertutto, scappavo e imbrogliavo chi volevo. «Peppuccio?», dicevano, «Un rispustero». Mi piaceva: il rispustero non è chi ha la risposta giusta ma chi ha la risposta e basta, non si tiene niente, torti o rimproveri, su ogni cosa deve dire la sua. Rispondendo a destra e manca m’ero fatto mandare a scuola fin dopo la quinta elementare. Certo, mi ero dovuto accontentare di quell’istituto per morti di fame, visto che ero nato con una mano davanti e una di dietro. Però da come mi rispettavano, mia madre mio padre i vicini di casa, non c’era dubbio: io, Peppuccio il rispustero, da grande sarei diventato qualcuno. Appagato di certezza, mi crogiolavo al sole. 

estratto da La stagione, un altro racconto che ho scritto e che sta in quest’altra antologia appena uscita:

Ogni istante può far scaturire un evento che ci offre la possibilità di abbandonare la strada che stavamo percorrendo per imboccarne una nuova. L’occasione è uno dei nomi con i quali la vita bussa alla nostra porta: spetta a noi decidere se accoglierla o restare indifferenti, ed è quasi sempre una scelta istintiva, perché sul momento nessuno può sapere se l’opportunità che si è presentata ci permetterà davvero di migliorare la nostra condizione. Ma guai a considerare conclusa la spirale degli eventi: in ogni istante può germogliare un’ulteriore occasione, perché tutto fluisce, tutto scorre via, e l’essenza della vita è proprio in questo movimento incessante, in cui ogni scelta, nel bene o nel male, può diventare un’opportunità per conoscersi, per far riaffiorare parti di noi seppellite così in profondità da aver persino dimenticato che esistano. Quindici scrittori italiani raccontano quindici storie di occasioni afferrate o perdute, e le imprevedibili combinazioni di eventi che ogni scelta porta con sé.

(qui su libreria universitaria)

(il racconto è morto, viva il racconto #1) il cameriere dei ricchi nelle storie da mare

Stamattina presto, non erano ancora le dieci, la prima cliente è stata Magda Scarlini, figlia di primo letto di un parlamentare alla sesta legislatura. È scesa dalla macchinetta rosa shocking con gli occhialoni scuri firmati e una camicia maschile appena sotto il sedere. Le solite gambe lunghe e secche, infradito di gomma, borsa e sigaretta in bocca. Solo le ragazze ricche quando sono spettinate sembrano interessanti: quelle povere sanno di fatica e colore scrostato, queste qui di bagordi notturni. «Marce’, dammi l’ultima suite che oggi non voglio vedere nessuno». A Magda piace fare la grande, ostentare di conoscermi, perché sia chiaro che il cameriere è prima di tutto un amico. Le piace tanto anche se in giro non c’è nessuno. «Vuoi la dodici o la sedici? L’ultima in realtà è la sedici, ma secondo me la dodici è più appartata» la accontento subito senza chiamarla per nome o nomignoli, dosando la confidenza che le restituisco: troppa la troverebbe volgare, troppo poca la irriterebbe. La via di mezzo invece mi rappresenta ai suoi occhi come l’entità che prima l’ascolta e poi la dimentica, la sogna ma non ci prova, l’uomo che le invidia quei vent’anni portati in faccia al mondo ma intanto se ne resta al suo posto, inoffensivo e in fondo inesistente. Magda guida da quand’era minorenne. Il papà le ha regalato la macchina a sedici anni, la patente un dettaglio formale da sbrigare con calma: i ricchi, soprattutto i politici, sono abituati a ignorare la burocrazia, la qual sciocca burocrazia ottusamente non capisce che a rompere l’anima a loro non ne ricava niente di buono. Magda, comunque, non l’hanno mai fermata. «Secondo me i pizzardoni si fanno più coca di noi» mi ha buttato lì una volta. Ho pensato a mio zio, quando ha vinto il concorso ai vigili urbani come prima cosa si è acceso un mutuo per prendersi la casa popolare. Mi veniva difficile immaginarlo con le cannule nel naso al turno del sabato sera. Le ho sorriso e lei mi ha sorriso di rimando, orgogliosa e rassicurata dall’aver tirato fuori una provocazione. È finita lì. Stamattina però è irrequieta, offesa. Stanotte deve aver dormito con la persona sbagliata. 

estratto da Il cameriere dei ricchi, un racconto che ho scritto e che sta in questa antologia appena uscita:

storie da mare
racconti freschi per lettori da spiaggia

Come certe canzoni che riportano alla mente ricordi delle vacanze estive, così gli otto racconti di questo volume ti si appiccicheranno addosso come sabbia sulla pelle coperta di crema solare.

Otto storie vere o sognate che, forse, ti accadranno intorno, al mare, questa estate.

Consigli d’uso: prima della lettura applicare una crema solare a elevata capacità protettiva e ripararsi all’ombra durante le ore più calde del giorno.

Gli autori: Nadia Terranova, Michele De Caro, Simone Arminio, Tiziana Battisti, Claudio Ferrara, Chiara Apicella, Maria Sole Limodio, Ferdinando Esposito.

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