Bruno a Trento, in compagnia di altri Bruni

BRUNO SCHULZ. DA SCRITTORE A PERSONAGGIO

Mercoledì 29 febbraio 2012, alle 17,30, a Trento, nella Sala degli affreschi della Biblioteca comunale (Via Roma 55), il Centro Studi sulla Storia dell’Europa Orientale organizza l’incontro-dibattito Bruno Schulz. Da scrittore a personaggio. Interviene Massimo Libardi. Introduce Fernando Orlandi.

Bruno Schulz è uno dei grandi scrittori del Novecento. Tra le sue opere vi sono i racconti raccolti in Le botteghe color cannella (del 1933) e ne Il sanatorio all’insegna della clessidra (del 1937, questultimo con 42 illustrazioni dell’autore (le opere di Schulz sono pubblicate da Einaudi).

Negli ani Trenta inizia a scrivere il romanzo Il Messia, che andrà perso. Il manoscritto scomparso del Messia di Schulz ha ispirato nel 1987 la scrittrice americana Cynthia Ozick per il suo Il Messia di Stoccolma (Garzanti, 1991).

Ebreo, nel 1941 viene relegato nel ghette. Poiché parla un tedesco fluente lavora per un ufficiale delle Schutzstaffel. Il 19 novembre 1942 viene ucciso per strada da un ufficiale della Gestapo, che si è poi vantato di averlo ucciso per vendetta, in quanto l’ufficiale presso cui lavorava Schulz aveva ucciso un altro ebreo che lavorava per lui. Il suo corpo è finito in una fossa comune e non è stato più ritrovato.

A volte anche i libri per ragazzi aiutano a riflettere, anche se noi adulti troppo indaffarati non ce ne accorgiamo o semplicemente li snobbiamo per supponenza. Questo è il caso di un piccolo libro cartonato, scritto da Nadia Terranova e illustrato da Ofra Amit: Bruno, il bambino che imparò a volare (Orecchio acerbo editore, 2012). Bruno è Bruno Schulz, rappresentato come un bambino dalla grossa testa che lo rende incerto e impacciato nei movimenti, dal carattere è schivo e introverso. Curioso e attento a ogni cosa che lo circonda, è affascinato dalle eccentriche stravaganze del padre, dalle sue stupefacenti metamorfosi. Lo perderà anzitempo, ma, non volendosene separare del tutto, farà rivivere nei suoi disegni e nei suo scritti la straordinaria capacità paterna di riconoscersi e identificarsi in ogni oggetto, in ogni animale, in ogni persona.

Questo libro non è tanto l’occasione per ripercorrere la vita del grande scrittore polacco, quanto lo spunto per riflettere di quello strano fenomeno letterario secondo il quale gli scrittori diventano a loro volta personaggi, vengono reinventati e rivivono nella penna di altri scrittori.

Seguiremo così le vicende di Schulz e il suo essere presente in tutta la cultura del Novecento per aver ispirato scrittori come Tadeuz Kantor o Philip Roth, Cynthia Ozick e i più giovani Nicole Krauss e Jonathan Safran Foer. Intorno all’opera e al mito di Schulz, sono cresciuti due grandi libri: il primo è Vedi alla voce amore dell’israeliano David Grossman, una metà del quale è una rivisitazione alla Schulz di figurine e cantucci del ghetto, mentre nell’altra metà direttamente s’immagina uno Schulz sopravvissuto al suo assassinio e trasformato in pesce, salmone in un branco di salmoni, accompagnandoli nel lungo viaggio di ritorno al loro fiume di origine. “Ho scritto di Schulz per vendicare la sua morte insensata. Volevo scrivere un libro che facesse tremare gli scaffali” scrive David Grossman, che non ha mai nascosto il proprio debito creativo, ed è stato anche tra i massimi fautori della conoscenza di Schulz in tutto il mondo.

L’altro è Il Messia di Stoccolma di Cynthia Ozick, in cui un orfano quarantenne arrivato in Svezia dalla Polonia può intestardirsi a credersi figlio di Bruno Schulz, non tanto perché qualche indizio lo sostenga, ma per pura ossessione letteraria.

Seguiremo anche le vicende dei Bruno Schulz immaginati da Marco Ercolani (Il mese dopo l’ultimo) e di Ugo Riccarelli (Un uomo che forse si chiamava Schulz). Schulz compare anche come personaggio un bel libro di Michele Mari, Tutto il ferro della torre Eiffel, che fa incontrare nella Parigi degli anni Trenta, Walter Benjamin, Céline, ma anche lo storico Marc Bloch, il filologo Erich Auerbach, l’editore Donoël, gli industriali Citroën e Renault, gli scacchisti Alekhin e Cabablanca, Saint-Exupéry, Marlene Dietrich, l’omino della Michelin. Un libro che è tutto un divagazione sulla letteratura e le cui pagine più memorabili sono brani di vita immaginaria di grandi scrittori.

Il racconto di Nadia Terranova non si conclude con la morte di Schulz, una morte che resta in parte ancora avvolta nel mistero e che è stata indagata da David Grossmann nel saggio che precede l’antologia L’epoca geniale. La morte è l’occasione della sua trasformazione:

Finché una sera di novembre un ufficiale gli puntò la pistola addosso. Appena il tempo di prendere la mira e PLOF. Il cappotto di Bruno si afflosciò per terra. Ma dentro non c’era più nessuno. L’ufficiale non poteva credere ai suoi occhi: dov’era finito quel piccolo ebreo dalla testa grossa? Scatenò gli scagnozzi sulle sue tracce. Niente. Nulla. Il vuoto.

Perché Schulz continua ad essere il bambino posseduto da sogni fitti di animali, le grandi renne che lo guardano ammiccanti e i minuscoli insetti che erodono la casa, simili a quelli che, quand’era piccolo, gli sembravano tracciare percorsi di città immaginarie. Il bambino cui il padre visionario, il mercante di stoffe Jakub, ha insegnato a sollevarsi in un mondo di quotidiane fantasmagorie, a spaziare in cieli tumultuosi, in una festa panica di colori e prodigi. È un demiurgo bizzarro che contende al Dio dei padri e all’Imperatore dalle lunghe fedine il diritto di manipolare la materia, di infrangere le regole, di smemorarsi con le collezioni di insetti, i manichini, le ibridazioni di uccelli esotici, le più strampalate teorie.

Ingresso libero fino a esaurimento dei posti.

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