Tizionario dei giorni d’ammmore

Capisci che la materia straborda quando cerchi il verso perfetto e prima ti sembra sia «fare le valigie e nella stessa notte darti le risposte ma sbagliarle tutte» però subito dopo c’è «non dico mai di noi per non sbagliare mai» e come si fa a scegliere, parla tutto di voi due, non è possibile.

Capisci che sei tu quell’io cantante (si chiamerà così la versione musicale dell’io narrante?) quando ti sforzi di ripetere che «un anno va, bellissimo, bellissimo» con credibilità pari a zero perché «la mia allegria non può convincere», del resto «soffri e pretendi non si veda / e vorresti che il sorriso tuo invertisse / la controregola che regola le masse». Tutta colpa di chi ti sta spappolando il cuore, ovviamente: «di te mi fido poco l’hai capito: e raccontandoti il contrario sorrido».

Capisci che sei tu, tu la ragazza di provincia che covava propositi contedimontecristeschi, e il tuo tornerò-ricca-e-spietata sarà «quella voglia di dirti ridendo: ti verrò a prendere con le mie mani e sarò quello che non ti aspettavi» e la tua vendetta arriverà, oh se arriverà, «perché sarà migliore e io sarò migliore, come un bel film che lascia tutti senza parole».

Capisci che sei tu quando, siccome ti hanno insegnato che parlare d’amore non fa intelligente, dici le cose con il verbo contrario: «odio tante cose da quando ti conosco: odio il mio nome solo senza il tuo / ogni fottuto addio».

Ed è tua, tutta tua, la stanchezza arresa, perché di fare la giovane Montale ti è passata la voglia: «il mio male di vivere ormai riposa in pace, l’hai eliminato già diecimila scuse fa». Purtroppo hai la testa «ai primi sette giorni, insieme sempre, ventiquattro ore», quando tutto sembrava magnifico e promettente e non riesci fino in fondo a cantare «ti voglio male».

Ed è tua, tutta tua, la soddisfazione di sorridere mentre «con le mani dico quello che non so» e di piangere perché «è passato ancora molto tempo ma sono sequestrato sempre dal tuo odore», perché a sentire certi altri testi snob pare non esista un corpo e chissà quando è nato questo equivoco, che si debba cantar l’amore intelligente, che se fosse così facile ci innamoreremmo di scienziati morti e amen.

E ormai sei sicura che sei tu. Tu quella che non sempre si accorge che «tra l’aldilà e il mio nido di città c’è molta differenza», però poi arriva la stagione che ti fa «guardare la Sicilia al riverbero del sole», la stagione degli inganni («l’estate amplifica l’effetto forte di un dolore»), quella in cui un giorno di mare si può travestire da una vita intera («una monetina in aria e / da due ore vivo insieme a te»).

Io ti adoro, Tiziano Ferro. Io adoro questo ragazzo di Latina (come amiamo e soffriamo noi gente di provincia, nessuno al mondo, eh) che finalmente mi fa cantare struggimenti e resurrezioni. Che corona il felice distacco di «io ho due tre certezze una pinta e qualche amico / tu hai molte domande, alcune pessime lo dico» con il verso più bello degli ultimi centomila anni: «la nostra fine non fu niente di speciale / rispetto al fatto che poi tutto sa passare». Sì, certo, «l’amore è una cosa semplice». La sua conclusione anche. Solo che, per farcene una ragione, abbiamo bisogno di quattordici testi a loop.

3 thoughts on “Tizionario dei giorni d’ammmore

  1. Quello che queste stesse canzoni hanno suscitato in me è tutto sorprendentemente racchiuso in questo post. Quando si dice togliere le parole di bocca, o meglio, di tastiera! 😉

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...