i festival i diari, l’armi gli amori (e le ossessioni)

* Sul sito di Minimondi è on line il breve diario aquilano in cui racconto l’esperienza dell’incontro con i ragazzi della scuola media Dante Alighieri e dell’Itis nell’ambito del festival L’Aquila Fenice: qui.

* Circa Il cavedio, ieri sera ero a parlarne a Roma alla Slowfesta d’autunno e intanto Francesca e Mascia facevano lo stesso a Imola per Un libro di domenica (essere ovunque e contemporaneamente, ovvero ciò che viene richiesto agli scrittori: materia in cui è avvantaggiato chi scrive un libro a più mani). Sempre Mascia e Francesca il 15 ottobre hanno registrato una bella intervista su Radio Tre per la trasmissione Libri a Nord Ovest: il podcast è ora on line qui.

* La settimana scorsa ho visto Scialla! di Francesco Bruni. M’è piaciuto e l’ho rubrichizzato qui.

* «Voglio sposare Scott perché i mariti spesso sono troppo mariti e io ho bisogno di sposare un amante», Zelda Sayre in Fitzgerald. Se non vi basta questa, come quarta di copertina, ve lo dico io: Superzelda è una delle letture più sfiziose degli ultimi tempi. Sarà che sono *lievemente* fissata e il graphic novel si va ad aggiungere a questo montarozzo:

scusate, sono in overdose commemorativa (1982-2011)

Perché eravate praticamente minorenni e già fichissimi.

Perché essere più fico a cinquant’anni di quanto non lo eri a venti, se a venti lo eri già moltissimo, è roba da professionisti.

Perché essere fico anche col giubbotto jeans degli anni Ottanta è roba da professionisti seri.


Perché dopo esserti messo il giubbotto jeans senza sembrare Ramazzotti ti sei messo l’ombretto verde e la mascherina glitterata blu senza sembrare Renato Zero.


Perché con l’ultimo video dove non succede assolutamente nulla mi avete fatto piangere di brutto. Più di quando se n’è andato Bill. Più nella versione di Kirsten, però, perché è più chic.

Perché l’anno che ero in Germania mi avete fatto compagnia con una canzone che non dimenticherò mai, e ci ho scritto pure uno dei miei primi racconti.
Perché hello I’m sorry I’ve lost myself non può stare subito prima di should we talk about the weather, should we talk about the government? senza ricordarmi tutte le volte com’è assurdo vivere.
Perché this one goes out to the one my love non può stare subito prima di a simple prop to occupy my time senza ricordarmi tutte le volte com’è assurdo e paradossale amare.
Perché se if you believe we put a man on the moon lo dice chiunque altro sa di cagata populista, se lo dice Michael vien voglia di urlare: sì! sì! ci credo! e mettiamolo, quest’uomo sulla luna!
Perché una volta avete fatto un concerto a Catania, a metà degli anni Novanta. E quel concerto è diventato il simbolo della rinascita di una città.

Perché tutto quello che ci rimane è questo: in parte bugie, in parte cuore, in parte verità, in parte immondizia. Non so di che immondizia parliate, ma nessun’altra profuma così.

autumn after London

Sono appena tornata da Londra, è la città più bella del mondo. Qual è la novità? Non c’è, solo che l’ho saputo con assoluta certezza. I colori di novembre mi hanno inebriata, ho visto una miliardata di cose bellissime, ho incontrato un’amica, saccheggiato negozi, esplorato librerie, ispezionato gallerie, ho passeggiato sul Tamigi, salutato la casa di Amy W, ho visto arte, moda, parchi, palazzi, strade che ogni cinque minuti mi facevano venir voglia di mettere le tende lì davanti. E tanto per sfatare un po’ di luoghi comuni: per cinque giorni non ha piovuto, ho mangiato da dio e bevuto cappuccini perfetti. E insomma: tornerò presto.

Una delle ragioni che mi hanno reso il rientro più sopportabile, a parte il cambio di governo e lo spettacolo di Fiorello, è che domani rifaccio la valigia e vado a L’Aquila a incontrare i ragazzi di scuole medie e superiori nell’ambito del festival Minimondi – L’Aquila Fenice (ma questo l’ho già detto), per parlare di libri, lettura e scrittura.

E poi:
* è uscito il numero 24 della webzine Fili d’aquilone, dedicato alla crisi in tutte le sue forme e c’è anche un mio racconto breve, che si può leggere qui;
*  1994-2011: e tu cosa hai fatto nell’epoca Berlusconi? si è giocato a raccontarsi su Twitter e se n’è parlato anche qui;
*  il due dicembre all’Hula Hop Club, Pigneto, ci sarà Mnemomatic, un evento sulla memoria organizzato da SettePerUno, Tropico del libro e Circolo dei lettori Fortebraccio; uno dei tre scrittori di cui verrà letto un racconto sono io, quindi siateci;
* la recensione di martedì scorso: One Day di Lone Scherfig, qui;
* questo post ha una colonna sonora, nel senso che mentre scrivevo ascoltavo questa canzone, che ha anche un video molto carino. Egnènte, buonadomenicaattuttitutti.

Una strada per L’Aquila e il festival L’Aquila Fenice – Minimondi

Domani sera, 21 novembre, alle 20.45 al Teatro Eliseo di Roma ci sarà la serata “Una strada per L’Aquila”. L’ingresso è libero e siete tutti invitati a venire portando come biglietto d’ingresso un pezzo di coccio, piastrella, brocca… Da questi *coriandoli di cose* nasceranno nuove pavimentazioni della città.
Nel corso della serata verrà presentato il festival di letteratura e illustrazione L’Aquila Fenice – Minimondi, che comincerà il giorno successivo e al quale parteciperò incontrando i ragazzi di scuole medie e superiori nella doppia veste di autrice (con Caro diario ti scrivo) e membro del progetto Piccoli maestri (con Le botteghe color cannella di Bruno Schulz). Il programma completo del (bellissimo) festival è qui.

navigaresenzatempomigliorareconl’età, i Blink 182 di quell’anno che vivevo in Germania e la slowfesta del 27 novembre

La mia recensione del martedì parla di Romeo, Giulietta, Verona Beach e del decennioepassa di differenza tra una prima e una seconda visione: buona lettura qui.

Anche la canzone e il video che canticchio da ieri sono del decennio scorso. Ho scoperto che anche i new ventenni la suonano con la chitarrina e m’è scesa tutta una lacrimuccia ricordando l’inverno in cui passava a ripetizione su MTV e io stavo lì a canticchiare turn the lights off carry me home.

Infine: domenica 27 novembre. Alle 19 sarò al Ke Nako di via dei Piceni (San Lorenzo) per una presentazione-reading del Cavedio nell’ambito della slowfesta d’autunno. See you.

son cose

Dato che per Setteperuno recensisco anche film non in sala, questa settimana parlo del mio preferito degli ultimi dieci anni (qui).

Poi, come anticipato, da oggi sul sito di Caracò (a questo link) si può acquistare l’antologia La giusta parte (qui una recensione del Fatto Quotidiano) che contiene anche un mio racconto. I proventi dei diritti d’autore saranno devoluti all’Istituto Penale Minorile di Nisida, perciò compratela e regalatela, del resto il temibile Natale s’avvicina ed è molto meglio questa che una sciarpa scozzese, giuro.

S’è fatto novembre. Cercavo una canzone triste. Mi è venuto da cantare questa qui. Perché “decentri tutto il bene che vorrei allontanare, a tratti percepire”. Ma è colpa mia. Sono una sentimentalazza, e questo è tutto.