manifesto della collaborazione

Spesso mi chiedono cosa mi spinge a partecipare a progetti di scrittura collettiva come antologie o libri a più voci. Tengo a precisare che contribuisco solo laddove la mia voce, così come quella degli altri autori, ha la possibilità di risuonare con chiara autonomia. Insomma, non potrei mai scrivere alla Fruttero&Lucentini, impastando indifferentemente testi miei o altrui. Non ho nulla contro questa pratica, semplicemente non mi appartiene. Preferisco quando le voci si accordano restando distinte, come gli strumenti di un’orchestra. Come in Caro diario ti scrivo (Sonda), che sta per uscire, scritto con Patrizia Rinaldi, o nel Cavedio (Fernandel), che uscirà a giugno, un romanzo in cui io e altre tre autrici abbiamo dato vita ciascuna a un personaggio differente andando a comporre un’unica storia.
Poi domenica, alla mostra di Michelangelo Pistoletto al Maxxi, tra le tante cose che mi hanno lasciato un segno, ho trovato il Manifesto della collaborazione, datato 2 aprile 1968. Pistoletto invitava gli artisti che lo desiderassero a collaborare con lui per la XXXIV Biennale di Venezia.

“Per collaborazione intendo un rapporto umano non competitivo ma di intesa sensibile  e percettiva. Cedere una parte di me stesso a chi desidera cedere una parte di se stesso è l’opera che mi interessa”.

Ecco. Come spesso mi capita, saluto felicemente chi l’ha detto prima e meglio di me.

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