ecco perché non lascio feisbuk

Nadia Terranova
free presso scrittrice Ha studiato presso Università DI Messina Vive a Roma Fidanzata ufficialmente Parla Dialetti gallo-italici di Sicilia e Tedesco alemanno  Città natale: Messina Data di nascita: 01 gennaio

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Mi sono iscritta al faccialibro nell’estate 2008 una sera che il condizionatore non funzionava, faceva caldissimo, stavo scrivendo una storia, quella a cui tengo di più, mi sono affacciata, non ci ho capito molto, non mi sono fatta troppe domande. Inizialmente usavo soprattutto la chat, per apparizioni notturne. Mi capitava di incrociare scrittori e critici, copincollavo pezzi dalla storia e mettevo la mia nuova curiosità a forma di punto interrogativo. Ti piace? Che ne pensi? Raccolsi le opinioni di altri insonni, mi servirono. Ci tenevamo compagnia e disquisivamo di cose importantissime di cui non ricordo nulla. Sono rimasta. Da allora i miei tempi di scrittura si sono moltiplicati come capriole sulla sabbia e sul faccialibro non regalo più pezzi in itinere ma storie intere, già libro o racconto. Il mio sonno si è capovolto, vado a letto presto e mi sveglio con le gallinelle, la chat la tengo sempre off. Qualcuno direbbe che sono cresciuta ma a me questo verbo mette addosso folli paure.
E intanto. Ho visto nascere e morire profili, gente litigare, gente scomparire, gente affacciarsi e gente ossessiva, gente dire cose che mai avrei creduto, gente ironizzare, gente non sapere cos’è l’ironia, gente sminuirsi o sminuire gli altri a seconda dell’umore e del livore, gente famosa sentire il bisogno di farsi pubblicità e gente non famosa scrivere cose geniali e qualche volta viceversa. Ho trovato vecchi amici e poi li ho persi un’altra volta, ho accettato sconosciuti contatti stimolanti e rimosso conosciuti deprimenti, ho trovato possibilità fertili e sprecato occasioni, qualche occasione me la sono cercata e in qualche caso è andata bene e senza feisbuk mai sarebbe stato possibile. Ho visto persone che conoscevo sotto una luce nuova e ho lasciato che persone nuove diventassero pian piano parte della mia quotidianità. Ho incrociato e scambiato foto, suggerito libri, ipotizzato stati d’animo e condiviso canzoni. In certi casi lo spazio mi è stato stretto e le conseguenze sono state diverse, per esempio questo blog. Dove posso mi creo una casa e finché ho la possibilità di arredarmela come credo, allora ci resto. Poi certo, c’è il discorso che a volte nel sociàlnetuorc, per quanti slalom puoi fare, ti tocca ascoltare chiunque ha un tiramento. Ma capita un po’ ovunque e di solito ho da far cose più serie – costruir su macerie e mantenermi viva – e qualsiasi cosa possa aggiungere al riguardo l’ha già detta lui, molto prima e infinitamente meglio. 

5 thoughts on “ecco perché non lascio feisbuk

  1. ” e in qualche caso è andata bene e senza feisbuk mai sarebbe stato possibile. Ho visto persone che conoscevo sotto una luce nuova e ho lasciato che persone nuove diventassero pian piano parte della mia quotidianità. Ho incrociato e scambiato foto, suggerito libri, ipotizzato stati d’animo e condiviso canzoni.”

    Questo descrive perfettamente cosa è stato ieri e cosa è ancora oggi facebook per me. Lungi dall’essere il reame del vacuo e della virtualità, è diventato anzi una fonte continua di stimoli e confronti. Ci riverso dentro frammenti della mia vita, quella vissuta fuori dalla rete e che continuo a condurre con molto gusto anche quando sono lontana da internet, e non ho MAI pensato che l’una togliesse qualcosa all’altra.
    Piuttosto, c’è stato un arricchimento reciproco, ma immagino che accada con tutti gli strumenti di comunicazione, ovviamente quando c’è la volontà di usarli in modo sano e costruttivo.
    Grazie per queste riflessioni, Nadiuska
    buona giornata!

  2. Stupendo, mi piace quel che hai scritto e come l’hai scritto – inutile dirlo.
    Io grazie a facebook ho conosciuto meglio te, il tuo lavoro e molto più. Di questo, e di altro, al “sociàlnetuorc” posso essere solo grata.

  3. è interessante osservare come un social network possa essere tanto un’occasione per fare successo, per trovarsi, quanto per perdersi.

    Alienante non è dunque l’oggetto in sè, ma la funzione che affidiamo a quell’oggetto.

    Interessamte post il tuo 🙂 Spero avrai tempo di ricambiare la visita su Vongole & Merluzzi dove parliamo dei social network raccontando una storia di fuga ^^

    http://vongolemerluzzi.wordpress.com/2011/03/15/facetrix-revolution/

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