manuale di conversazione #2

Per questa rubrica oggi rispolvero una parte del mio contributo al Libro sui libri. Nove racconti sull’esperienza della lettura, pubblicato da Lupo editore nel luglio 2010.

Giuseppe Pontiggia. Nascere (e leggere) due volte
di Nadia Terranova

Grazia Cerchi lo definì “un gentiluomo d’altri tempi, fuori dalle mafie e dalle mischie letterarie”. Lei lovedeva così già negli anni Ottanta ma all’epoca nei salotti letterari i più bollavano sprezzantemente come“impiegato” Giuseppe Pontiggia, letterato di razza, scrittore raffinato e consulente di saggistica e di narrativaper i principali editori del Nord Italia. Con Nati due volte Pontiggia vinse nel 2001 il Premio Campiello: per la seconda e ultima volta aveva scritto un romanzoautobiografico; la prima aveva segnato il suo esordio con l’indimenticabile La morte in banca consegnato nel 1953 in una valigetta (per l’appunto, da impiegato)a Elio Vittorini, il quale saggiamente lo incoraggiò a svincolarsi da quel lavoro tedioso e continuare a scrivere. Se La morte in banca è una doccia fredda per chi sogna troppo e lotta con l’angoscia di morire sotto le carte e i bisbigli di un qualunque ufficio o ministero, Nati due volte è un altro colpo al cuore: per tutti quelli che sisono trovati ad affrontare un handicap, proprio o di un familiare, oppure un segreto, un disagio, un marchio. Racconta la gioia, la paura, la vergogna e l’orgoglio per un figlio disabile e resta impresso per la sua capacità di parlare del dolore senza pudori ma senza nemmeno esibizionismi, lontano dall’indulgenza e dal compiacimento che oggi vanno di moda. La prima volta che l’ho letto mi ha colpito la matura delicatezza di questo padre e scrittore discreto, attento, vigile eppure capace di sognare, lucido nell’analisi del cicaleccio di mezze frasi meschine che tutti i giorni dobbiamo subire e che si moltiplicano, spontanee come erbacce, in situazioni difficili. Per questo motivo quando ho riletto Nati due volte non volevo soffermarmi di nuovo sul dolore, avevo invece bisogno della saggezza di Pontiggia, della sua secchezza nel liquidare i luoghi comuni, avevo bisogno di un freddo, sarcastico breviario da conversazione. Le stilettate disseminate in tutto il libro mi hanno permesso di affrontare con più leggerezza molti colloqui. E ogni tanto, mentre il mio interlocutore parla, il breviario che ho estratto dalla rilettura di Pontiggia mi torna ancora utile.

* “Stia tranquillo” mi dice, che è il modo per rendere inquieti.
* “Lascia stare, Cristo!” sibila. “Non sopporto che tumi parli così!”. È sterminato il numero delle cose che gli uomini sopportano, mentre negano di poterlo fare.
* “Io non voglio fare confronti” mi diceva, come premette chi si accinge a farli.
* “Parliamoci chiaro”. Ho sempre temuto questa frase, che non è mai un invito alla trasparenza, ma l’apertura delle ostilità.
* “Io non voglio raccomandazioni”. È la premessa che le introduce.
* “Capisco quello che vuoi dire” avevo commentato, come si dice generalmente quando non si capisce.

da:

Libro sui libri. Nove racconti sull’esperienza della lettura

A cura di Rossano Astremo

Giuseppe Braga, Eva Clesis, Gabriele Dadati, Maura Gancitano, Elisabetta Liguori, Giancarlo Liviano D’Arcangelo, Teo Lorini, Flavia Piccinni e Nadia Terranova, ciascuno con il proprio stile e la propria voce, hanno dato vita a nove testi inclassificabili, che flirtano con le linee dell’autobiografia, della narrazione e della saggistica senza rientrare nel pentolone di nessuna di esse. Molti gli aneddoti raccolti, gli autori citati, i libri culto, molti i secoli attraversati, tutti tenuti assieme dal collante comune della loro autentica esperienza. Da Sciascia a Scerbanenco, da Roth a DeLillo, passando per Balzac, Pontiggia, Eco, Cervantes, Sartre, Collodi, Bernhard, Austen, Céline, un viaggio impazzito nello spazio e nel tempo, nel quale riluce l’idea di poter trovare nostri contemporanei in ogni epoca e in ogni letteratura.

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