manuale di conversazione #1

Nel caso il vostro interlocutore stia palesemente rosicando e annaspi nel dissimulare con frasette ineleganti, atteggiamenti volgari, silenzi stizziti o altri evidenti segnali di fegato grosso, be’ ci sono almeno tre reazioni possibili.
La prima è mandare in pensione lo psicoanalista. Leggete il sottotesto: vi sta facendo dei complimenti meravigliosi a cui non avevate pensato. È gratis e non prenderete collera perché non vi stacca la ricevuta.
La seconda è l’esortazione che mi ha insegnato uno zio saggio della mia famiglia acquisita: «E nun ci ammoscia’!». Va pronunciata con accento napoletano, accompagnata da scrollata di spalle e seguita da una bella magnata.
La terza, indirettamente suggerita da amica S., è fare il giro del mondo ballando sulla panza di chi vuol male.
Sia chiaro: stiamo ipotizzando una situazione puramente teorica in cui nessuno di noi è mai incappato. Dopo «Il mio peggiore difetto è la testardaggine», «Voglio un uomo che mi faccia ridere» e «Se potessi cambiare qualcosa del mio carattere vorrei essere meno sensibile», si piazza «Un sentimento che proprio non conosco? L’invidia». Infatti, dev’essere stato un calesse.

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