il mio candidato Nobel alla letteratura. Dite che in Svezia io conto quacchecosa?

Ma che siamo noi, che siamo?…Formicole che s’ammazzano di travaglio in questa vita breve come il giorno, un lampo. In fila avant’arriere senza sosta sopra quest’aia tonda che si chiama mondo, carichi di grani, paglie, pùliche, a pro’ di uno, due più fortunati. E poi? Il tempo passa, ammassa fango, terra sopra un gran frantumo d’ossa. E resta, come segno della vita scanalata, qualche scritta sopra d’una lastra, qualche scena o figura.

Vincenzo Consolo, Le pietre di Pantalica

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