A te che mi leggi e ci metti il tuo mondo dentro perché allora vuol dire che sono riuscita a farti amare un pezzettino del mio.

A te che mi hai detto ora basta, piantala di girarci attorno, molla tutto e mettiti a scrivere, sei una scrittrice. A te soprattutto. E poi.
A te che mi hai detto ma dai? Veramente hai mollato tutto e ti sei messa a scrivere? E mi hai guardata per capire se ero una scrittrice.
A te che mi hai detto è un azzardo, te ne pentirai, al giorno d’oggi, è una pazzia. E vivi benissimo senza sapere cos’è una scrittrice.
A te che mi hai letta e hai detto bello. A te che mi hai letta e hai detto bello, scrivi ancora? A te che mi hai letta, hai detto bello, scrivi ancora, perché non scrivi qualcosa per me?
A te che mi hai detto sai, pensavo, potremmo scrivere qualcosa insieme, e poi l’abbiamo fatto. A te che ti ho detto sai, pensavo, potremmo scrivere qualcosa insieme, e poi l’abbiamo fatto pure quello.
A te che mi hai detto interessante quello che hai scritto però secondo me si potrebbe sistemare così e così, e io non ho trovato che fosse la scelta giusta. A te che mi hai detto interessante quello che hai scritto però secondo me si potrebbe sistemare così e così, e stavolta era la scelta giusta.
A te che mi hai chiesto ma da dove ti vengono le idee? E io non sapevo cosa rispondere. A te che mi hai detto sogno i tuoi libri impilati all’ingresso delle grandi librerie e io non sapevo cosa rispondere ma volevo abbracciarti dallo schermo di un telefonino. A te che mi hai detto questo racconto è quello giusto, a te che mi hai detto questo racconto è sottotono, a te che mi hai detto questo racconto è perfetto, a te che mi hai detto questo racconto secondo me è un romanzo. A te che ti ho detto sai che c’è, siamo sempre nelle antologie, ora ne facciamo una noi, ti piace la mia idea? E mi hai detto sì.
A te che mi hai risposto senza sapere chi ero e mi hai detto che ti era piaciuto quello che avevo scritto. A te che mi hai risposto senza sapere chi ero e mi hai detto che forse ti può interessare quello che ho scritto. A te, soprattutto, che il 2011 sia un anno della forma che vuoi tu.

Io intanto saluto il 2010 ricordando uno dei suoi momenti migliori.

parola di Francis, che se ne intendeva

“Noi scrittori siamo costretti a ripeterci: questa è la verità. Abbiamo due o tre esperienze intense e toccanti nella vita; esperienze così intense e toccanti che non sembra possibile, in quel momento, che qualcun altro sia stato mai così coinvolto, colpito, abbagliato, sbalordito, battuto, spezzato, riscattato, illuminato, ricompensato, avvilito.
Poi impariamo il mestiere, più o meno bene, e raccontiamo le nostre due o tre storie – ogni volta in forma diversa – forse dieci, forse cento volte, finché la gente le sta ad ascoltare”.

Francis Scott Fitzgerald, Crepuscolo di uno scrittore

il booktrailer di “Scrittori in cucina”

Metà ricettario metà raccolta di racconti: ecco il raccontario che ho ideato e curato insieme a Francesca Bonafini per Jar Edizioni. Venti autori, venti ricette, venti racconti, venti regioni d’Italia. Ecco il booktrailer firmato da Antonio Allegri, che ovviamente ringrazio e a cui indirizzo un grande sorriso.

Ti è piaciuto? Clicca qui per ordinarlo (dal 6 gennaio anche su ibs e sulle altre librerie on line).
Buona lettura e buon appetito.

Charles, gli asini e il 2011

“Esplodeva il nuovo anno: un caos di fango e di neve attraversato da mille carrozze, scintillante di giocattoli e di dolci, brulicante di cupidigia e di disperazione, la grande città nel suo delirio ufficiale, fatto apposta per sconvolgere il cervello anche al più renitente dei solitari. In mezzo a quel frastuono, a quella baraonda, trottava ansiosamente un asino, aizzato da un buzzurro armato di frusta”.

Baudelaire, incipit dello Spleen di Parigi

se ti scappa un sorriso e ti si ferma sul viso

Un ventitré dicembre degli anni novanta, sera di confusione inutile e luci troppo accese, due ragazze dentro una panda bianca ferme nel traffico borbottano contro il Natale. A un certo punto si guardano e ridono, la macchina riparte, cominciano a cantare. La canzone era questa, la panda non esiste più, in qualche modo le ragazze sono sopravvissute a quell’allegra tristezza di quegli anni. Eravamo io e mia mamma. Auguri a tutti, di Natale o di quello che volete.

zio Fred

“Caro amico, d’ora in poi non ha più senso parlare e scrivere su di me, ho passato agli atti per la prossima eternità la questione ‘chi io sia’ con l’opera che sto pubblicando, Ecce Homo. D’ora in poi non bisognerà più curarsi di me, bensì delle cose per cui io esisto”.

Nietzsche, lettera a Carl Fuchs, 27 dicembre 1888