“Vivere si doveva. Ed io per tanto / scelsi fra i mali il più degno: fu il piccolo / d’antichi libri raro negozietto”

“Avevo una città bella tra i monti
rocciosi e il mare luminoso. Mia
perché vi nacqui, più che d’altri mia
che la scoprivo fanciullo, ed adulto
per sempre a Italia la sposai col canto.
Vivere si doveva. Ed io per tanto
scelsi fra i mali il più degno: fu il piccolo
d’antichi libri raro negozietto.
Tutto mi portò via il fascista inetto
ed il tedesco lucro.”

Umberto Saba, Avevo (1944)

libreria saba 1

«Lei è Mario Cerne?». Sembra sinceramente stupito. «Come fa a sapere il mio nome?». Sorrido. Sono dentro la libreria Umberto Saba di Trieste da dieci minuti e aspetto una scusa per parlare con il libraio, la scusa non arriva quindi me la vado a cercare. Certo che conosco il suo nome, il suo viso, la sua storia (leggete, guardate qui e qui, per esempio), so che è il figlio di Carlo Cerne, amico e dipendente di Umberto Saba dal 1924 – poi diventato socio per via delle leggi razziali (cioè, del fascista inetto e del tedesco lucro) che impedivano a Saba di essere proprietario di alcunché costringendolo a una finta cessione. Ho letto delle difficoltà di Mario Cerne, della sua cordialità, di come accoglie chi ha tempo e voglia di ascoltarlo. Me l’aspettavo così, con la scontrosa grazia triestina, faccio domande e intanto osservo divertita le sue facce e i commenti sulla gente che ogni tanto entra e poi esce senza neanche un saluto. Non si capacita della maleducazione dilagante, ma sembra considerarla atavica più che contemporanea. (Chissà che quest’ultima considerazione non sia più mia che sua, però).
Chiedo il permesso di fare qualche foto e mi suggerisce il punto esatto in cui l’insegna esterna si riflette all’interno con un curioso effetto spettrale.

libreria saba 2

Mi piace il dislivello tra dentro (una piccola stanza in cui l’ovattato silenzio libroso è interrotto da un suono gonfio, quasi acquatico, prodotto da me che calpesto i bozzi del parquet) e fuori (il passeggio rumoroso di una via del centro, dove il rapporto negozi di catena / negozi indipendenti non è schiacciante ma comunque appiattente quanto basta). Parliamo di libri rari e costosi, di ragazzi che ancora li comprano (quando me lo racconta scappa a entrambi una sciocca lucina d’orgoglio nello sguardo, come se quell’amore comunque ci riguardasse), della stranezza di essere pur sempre una libreria e quindi un luogo di commercio e non un museo (sebbene…), e più concretamente e tristemente di subire gli svantaggi dell’una e dell’altro.
Compro tre libri. Un’edizione pregiata con un breve scritto di Saba sulla libreria, un testo contemporaneo con interviste e foto sempre sulla libreria, un romanzo sulla Trieste slovena.
Sono appena arrivata in città. Mi fermerò quattro giorni, quattro giorni decisamente folli e sufficienti ad amarla. Questo però ancora non lo so, mentre stringo il mio pacchetto e gli auguro buona giornata. Dico solo che tornerò a trovarlo.

Trilogia della citta di K.

Scriveremo: «Noi mangiamo molte noci» e non: «Amiamo le noci» perché il verbo amare non è un verbo sicuro, manca di precisione e di obiettività. «Amare le noci» e «Amare nostra Madre» non può voler dire la stessa cosa. La prima formula designa un gusto gradevole in bocca, e la seconda un sentimento.
Le parole che definiscono i sentimenti sono molto vaghe: è meglio evitare il loro impiego e attenersi alla descrizione degli oggetti, degli esseri umani e di se stessi, vale a dire della descrizione fedele dei fatti.

Stasera, discutendo di Agota Kristof da Altroquando con i Librintesta, il mio contributo partirà da questa pagina. Venite.

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non rimettete a posto i libri, anzi compratene uno

Sul blog di Piccoli maestri racconto la mattinata alla bellissima biblioteca Elsa Morante, dove ho letto con i bambini Le streghe di Roald Dahl. Quella mattina ho colto l’occasione per passeggiare un po’ a Ostia, era tanto che non lo facevo e l’aria decadente di aprile non era male per qualche foto.

Ostia
Poi: mi accorgo di non avere ancora segnalato un libro imprescindibile, Jane Austen si racconta, del librointesta Giuseppe Ierolli, una biografia deliziosa basata sulle lettere di Austen (tra l’altro, Ierolli ne tradusse l’opera omnia mettendola a disposizione gratuitamente su questo sito). Consigliatissimo.

“Attrice, perché? Perché sono un mostro”

Anni fa una persona a cui devo quasi tutte le cose belle che altrimenti mi perderei mi segnalò il sito di Anna Proclemer. Non è un semplice sito-vetrina, mi scrisse, navigalo un po’, dedicagli tempo. Aveva ragione. Regalava, con garbo ed eleganza, la storia della sua vita (a me ovviamente piace soprattutto la pagina dei suoi libri preferiti). Ora che non c’è più, rimane un luogo dove tornare a trovarla.

p.s.
Venticinque aprile per tutti. Come al solito, anche per chi non festeggia. Ve lo spiega Makkox.

è un mondo senza futuro, ma da Affile son soddisfazioni

Dato che son giorni duri per tutti, una buona notizia: una battaglia s’è vinta, Zingaretti ha sospeso il finanziamento dell’obbrobrio di Affile. Un grazie specialissimo a Igiaba Scego (leggete cosa dice su Internazionale) e a tutti quelli che se ne sono interessati, anche a chi, passando da qui, aveva firmato la petizione. Vorrei tanto avere la bacchetta magica e convogliare quei soldi verso la Biblioteca Ursino Recupero, ma sono sicura che anche restando nel Lazio avranno una destinazione migliore. Del resto, non è difficile.

Poi, visto che ultimamente le notizie su questo blog vanno sempre a coppie, e che le cose che scrivo e che dico poi son sempre le stesse, torniamo ai Piccoli Maestri: Maria Grazia Bonavoglia ne scrive e intervista me e Tiziana Albanese, qui su Sul Romanzo.

Chiudo il cerchio coi giorni difficili, cioè da dove sono partita. Lo so: peggio di così non si può. Ci ho pensato tutte le sante notti insonni di questa settimana (la Passio della sinistra italiana, da qualsiasi prospettiva la si guardi). Niente, l’unico bicchiere mezzo pieno è quello prospettato dal solito genio di Altan. Buon relax a tutti.

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ragionamenti di felicità (non per forza) provvisoria

«Allora non è colpa nostra», disse Selim. «Tutti ci dicono che se faremo i bravi saremo felici. Lo zio Reggie invece dice: “Siate felici, e forse farete i bravi”. Io potrei fare il bravo se fossi felice».
«Anch’io», concordò Thomasina.


(Minirecensione: Imperdibile. Nove racconti fantastici, in entrambi i sensi. La bizzarria al potere. Ottimo compagno di visioni nelle notti d’insonnia).

Le Mille e una notte – il booktrailer

Gran privilegio: il mio booktrailer delle Mille e una notte l’ha firmato nientemeno che Chagall. Artista defunto? Macché, guardate il suo splendido blog di illustrazioni (attenzione, crea dipendenza). Ma prima godetevi questi 54 secondi: