“If I’m not working, I’m not happy”*

Insomma ieri The Goldfinch di Donna Tartt ha vinto il Pulitzer per la narrativa.
L’avevo letto e ne avevo scritto su IL – Magazine di novembre (oggi su minima et moralia). A marzo ero stata a sentirla all’Auditorium, al festival Libri come, mi aveva colpito il modo in cui non sottovalutava nessuna domanda, mi erano piaciute le sue risposte essenziali e mai grevi, i silenzi brevi e non studiati per cercare ogni volta la parola giusta. Mi era rimasta in testa una risata squillante sul corpo minuto, lasciata lì a squilibrare l’eleganza della prosa, il colletto della camicia abbottonato stretto e un paio di scarpe stringate. Fino a quel momento avevo pensato a Tartt come a una che scriveva come un dio e aveva il vezzo (rispettabilissimo) di fare la strana, per esempio seguendo il calendario di far uscire un romanzo ogni dieci anni, per un totale di cinque: nessuno sotto i trent’anni, nessuno sopra i settanta. Quella sera le avrei semplicemente offerto da bere per continuare ad ascoltarla per ore. Il podcast dell’incontro è qui. I suoi libri sono tutti stampati (e ristampati) da Rizzoli. Buona scoperta, o riscoperta.

Donna Tartt Pulitzer

 

* la frase del titolo viene da qui.

Non ditelo ai grandi – Bologna Childrens Bookfair

Qui il programma completo di Non ditelo ai grandi, la manifestazione con cui la fiera del libro per ragazzi, tradizionalmente riservata agli operatori del settore, per la prima volta apre un padiglione al pubblico.
Domenica sarà la giornata dedicata alla cultura ebraica. Ada Treves racconterà i disegni dei bambini di Terezin, ci saranno laboratori sulla tradizione ebraica e yiddish e tanto altro. Ci saremo anche io e Bruno. Buon divertimento.

Domenica 23 marzo 2014
Ore 11:45 – TEEN TRACK – SPAZIO ADOLESCENTI

La cultura ebraica per i ragazzi.
Bruno. Il bambino che imparò a volare, Orecchio Acerbo

Incontro con Nadia Terranova. Età: 8- 11 anni.

Non è necessaria la prenotazione.

logo Non ditelo ai grandi

l’abbazia di Northanger

Il sei marzo è uscito l’ultimo dei romanzi di Jane Austen a fumetti per la Marvel, quattro romanzi adattati da Nancy Butler di volta in volta con un illustratore diverso e tradotti in italiano da me.
Northanger Abbey è forse il mio preferito, per via delle illustrazioni di Janet Lee. (Oddio, spero di non aver già detto questa cosa di uno dei primi tre – possibilissimo, conoscendomi, ma credetemi: NA è *davvero* il mio preferito).
Per quanto riguarda i due romanzi mancanti, Persuasione e Mansfield Park, per il momento non esistono neanche nella versione americana, però mai dire mai.
Che altro?
Ecco, importante: grazie agli amici di Jasit che come al solito hanno annunciato l’uscita in anteprima.

NorthangerAbbey_i

le Facce nel Meleto

Chi frequenta questo blog conosce Andrea Storti, lettore e commentatore assiduo, e chi ha avuto voglia di approfondire avrà già curiosato nel suo blog, Le mele del silenzio.
Io e Andrea ci siamo conosciuti due anni fa, su un altro suo blog, quando la sua creatura Morbillo Coccodrillo mi intervistò per Bruno, allora appena uscito. Poco dopo scoprii Le mele del silenzio, e a poco a poco Andrea, i suoi gusti di lettore, le sue segnalazioni, i suoi progetti.
Il 15 marzo Le mele del silenzio ha fatto il compleanno e quando Andrea mi ha chiesto un racconto per la settimana di festeggiamenti che aveva in mente ho pensato subito a Facce, che avevo scritto un’estate di qualche anno fa senza nessuna commissione e se n’era sempre rimasto sonnacchioso nel computer. E con questa scusa si è aggiudicato una bella copertina di Vincenzo Sanapo, che conoscevo come illustratore di Fiabe per leoni veneziani, un libro curato da Andrea.
Il mio racconto sta qui, dunque, a inaugurare la festa nel Meleto. Buona lettura a chi vorrà.

cover di Vincenzo Sanapo

cover di Vincenzo Sanapo

le quote rosa di Neil Gaiman

Il giorno in cui l’Italia discuteva delle quote rosa io leggevo L’oceano in fondo al sentiero di Neil Gaiman (Mondadori, 2013, traduzione di Carlo Prosperi). L’io narrante è un bambino di sette anni, anzi un uomo di mezza età che una volta è stato un bambino di sette anni e sicuramente lo è ancora («Adesso ti dico una cosa importante. Nemmeno gli adulti, dentro, hanno l’aspetto da adulti. Fuori sono grandi e grossi, sventati e sicuri di sé. Dentro, invece, hanno l’aspetto di sempre, quello che avevano alla tua età. La verità è che gli adulti non esistono. Non ce n’è nemmeno uno in tutto il mondo»).
L’unico altro essere maschile che compare nel libro è il padre, che, nelle due occorrenze in cui è protagonista, non fa una gran figura: una volta viene sorpreso ad amoreggiare con la baby sitter (un mostro che sotto il fittizio nome umano di Ursula Monkton riesce a prendere in giro giusto quella lenza di papà) e un’altra volta per poco non annega suo figlio nella vasca da bagno.
Anche il figlio non è esattamente un bambino coraggiosissimo, almeno non all’inizio, però ama i libri più degli esseri umani e si fa voler bene per questo, poi ha la solita famiglia distratta e sciocca, ed ecco un altro motivo per volergli bene, infine si fida ciecamente di quel personaggio straordinario che è Lettie Hampstock, una bambina che ha «undici anni da un sacco di tempo», e siccome adoriamo da subito Lettie vogliamo definitivamente bene anche a lui. Fin dall’inizio sappiamo che è diventato un adulto grigiastro, separato dalla moglie, con figli di cui non parla, che torna a casa per un funerale. E all’improvviso ricorda curiosi fatti del suo passato e l’incontro con la famiglia Hampstock.
La famiglia Hampstock è composta da tre donne. Mrs Hampstock Vecchia, la nonna, l’unico essere dalle sembianze umane veramente autorevole, l’unica che forse è adulta. Ginnie Hampstock, la mamma, della cui sensualità il protagonista si accorge solo una volta cresciuto, dopo averle pianto addosso da bambino. E Lettie, la coraggiosa e saggissima protagonista di cui vi innamorerete, che salva quell’ingenuotto amico settenne dai pasticci (molto grossi: un dito del suo piede è diventato una porta per il Male – vi ricordo che siamo in un libro di Neil Gaiman, niente è impossibile). E i papà Hampstock? «Tesoro, non ci siamo mai interessate a quella roba là. I maschi servono soltanto se vuoi allevare altri maschi».

Poi, sfogliando i giornali, sono atterrata su un pianeta alieno in cui un genere ha bisogno di essere protetto e salvaguardato. Meno male che esiste la letteratura, che ci racconta un po’ di verità.

oceano neil gaiman

Piccoli maestri a Libri come

Domani (lunedì 10 marzo) alle 10.00, all’Auditorium di Roma, io e Igiaba Scego duetteremo con un gruppo di studenti su Ragione e sentimento di Jane Austen e Mare di papaveri di Amitav Ghosh. Si tratta del primo dei quattro incontri dei Piccoli maestri con le scuole all’interno del festival Libri come.
Sabato 15 marzo alle 19, invece, Elena Stancanelli e Lorenzo Pavolini racconteranno il progetto.
Qui il calendario dei nostri incontri; qui il programma completo del festival.

LogoFestaLibro

“Non copiare nessuno, ridi se ti copiano”

Ieri, nel settore dell’usato di una delle mie librerie preferite, ho comprato un libro dell’editore Angelo Fortunato Formiggini. Si tratta di una monografia di Silvio Spaventa Filippi che si intitola Carlo Dickens. La collana di Formiggini, Profili, vanta titoli come Lorenzo Sterne e Carlo Darwin. Guardando a ritroso è chiara la progressiva fascistizzazione dei nomi – precedentemente Formiggini, editore colto, libero, sarcastico (la sua seconda laurea fu con una tesi sulla Filosofia del ridere, la sua collana più famosa i Classici del ridere) svicolò a quella che dovette sembrargli, appunto, una ridicolaggine titolando con la sola iniziale, C. Baudelaire, o togliendola per eliminare il problema: Carlyle. Finché dovette soccombere.
Chi era Formiggini?
Ebreo modenese (nato a Collegara) spostatosi a lavorare a Roma – in un’ala di palazzo Venezia – si laureò due volte, studiò con Antonio Labriola, ebbe una grande fortuna editoriale tanto è vero che ancora oggi i suoi libri, pur avendo ormai quasi cent’anni, si trovano con relativa facilità e il loro valore di mercato non è altissimo, tante sono le copie ancora in circolazione. Pubblicò il Satyricon, il Decameron, La secchia rapita. Fondò un periodico di informazione libraria e un istituto di cultura, entrambi ebbero talmente tanto successo che cominciò a dar fastidio al regime.
Invece, a Formiggini Mussolini stava simpatico. Credette in lui, almeno inizialmente, ritenendo che sarebbe stato l’uomo giusto per guidare il paese, nonostante una base un po’ turbolenta e rozza. Ovviamente la simpatia non era ricambiata. A Formiggini fu sottratta la direzione dell’istituto, fu messo nelle condizioni di non lavorare e sottoposto alle oscene leggi razziali. Il 29 novembre 1938, dopo essere tornato a Modena con una scusa (alla moglie disse che partiva per motivi di lavoro), Angelo Fortunato Formiggini si gettò dalla torre Ghirlandina. Per volontà del regime sul suo suicidio scese il silenzio; nessun giornale pubblicò neanche un necrologio dell’uomo che aveva fatto ridere tutta Italia.
Ieri me lo sono immaginato sconfitto e disilluso, con il sorriso a metà, mentre manda in stampa “Carlo” Dickens.

"Non copiare nessuno, ridi se ti copiano" motto di A.F. Formiggini

“Non copiare nessuno, ridi se ti copiano” motto di A.F. Formiggini

Un po’ di bibliografia (molto incompleta, giusto un punto di partenza):
Un ottimo articolo su Formiggini, da cui sono tratte molte delle informazioni del mio post.
Libri di Formiggini: Parole in libertà, Dizionaretto rompitascabile degli editori italiani compilato da uno dei suddetti.
Un libro su Formiggini.